Egon Schiele ⋯
Anche là dava nell’occhio, era la figura più esotica di quell’uditorio. Poiché sedeva sempre in prima fila, certamente Karl Kraus l’aveva notata. Mi sorpresi a domandare quale impressione ne avessi lui. Non applaudiva mai, neppure questo poteva essergli sfuggito. Ogni volta era là, allo stesso posto: un omaggio cui neppure Kraus poteva essere indifferente. Già in quel primo anno, durante il quale, nonostante il suo invito, non mi arrischiai a farle visita, provai una crescente irritazione per quel posto in prima fila. Ma poiché non comprendevo da che cosa derivasse quella mia irritazione, mi inventavo le ragioni più stravaganti. Laggiù la voce arrivava troppo forte, non si poteva resistere a quei crescendo improvvisi. Come non sprofondare sotto terra per il pudore e la vergogna davanti a certi personaggi degli Ultimi giorni dell’umanità? E come faceva quando non riusciva a frenare le lacrime, ascoltando I tessitori o Re Lear? Come poteva sopportare che Kraus la vedesse piangere? Ma forse voleva proprio questo! Che fosse fiera dell’effetto che su di lei avevano le parole di Kraus? Era un atto di adulazione mettersi a piangere davanti a tutti? Eppure, di questo ero sicuro, non era affatto una donna sfacciata, avevo anzi l’impressione che fosse estremamente pudica, più di chiunque altro; e invece, davanti a Karl Kraus, ostentava ogni suo sentimento, ogni reazione a quel che aveva appena udito. Al termine della lettura, Veza non si avvicinava al podio; mentre molti cercavano di farsi avanti, lei no, restava in piedi, e guardava, nient’altro. Anch’io, dopo le letture, ero sempre talmente scosso e turbato che rimanevo nella sala ancora per un bel po’ e applaudivo in piedi, finché mi dolevano le mani. In quello stato la perdevo di vista, senza i suoi capelli nerissimi, quasi blu, e quella nitida scriminatura non sarei riuscito a ritrovarla. Finita la lettura, Veza non faceva nulla in cui io potessi cogliere una mancanza di dignità. Non restava nella sala più a lungo di tanti altri, e quando Kraus veniva a fare l’inchino, Veza non era fra gli ultimissimi.

Crediti
 • Elias Canetti •
 • Storia di una vita •
 • SchieleArt •   •  •

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