Il godimento sessuale non è rapporto sessuale
Possiamo dire che c’è godimento sessuale, ma è raro che il godimento sessuale stabilisca un rapporto. L’essere parlante si differenzia in questo: se c’è qualcosa che gli sfugge massimamente, è proprio questo rapporto fondamentale, che ci può essere da qualche parte, esistente, e che sarebbe nominabile e definibile come rapporto sessuale. È proprio in quanto, necessariamente, i partner restano due, che è completamente falso considerare questo rapporto sessuale come incluso in un eros, che sarebbe caratterizzato da non so quale appetito universale di fusione in uno. Se c’è qualcosa che non fa uno, è evidentemente la stretta sessuale. Il godimento sessuale fa a meno dell’altro, non è rapporto con l’altro ed è sempre in certo qual modo sadico, ovvero fa uso di ciò di cui gode, del corpo, e non solo, dell’altro, in quanto il godimento sadico, si manifesta come la supplenza più prossima a ciò che presupporrebbe che il godimento sessuale sia un godimento unitivo. Si potrebbe dire che è nella misura in cui l’uomo resta fissato al godimento unitivo, all’idea dell’esistenza di un eros unificante, che il suo godimento si fa sadico, attraverso una cattura – fatta in nome dell’amore Uno – dell’altro. L’altro viene sempre massacrato in nome del suo bene, ovvero è anche per Amore (universalizzato, ideologizzato ecc.) che si uccide il prossimo. Siamo a uno dei temi più interessanti del seminario Encore, Il hainamoration, (Neologismo lacaniano coniato per evidenziare il fatto che l’odio e l’amore si intrecciano in un’interazione inestricabile) che svela l’ambivalenza e la duplicità dell’amore, quando è fatto in nome del bene dell’altro, come miraggio unitivo. Si tratta ancora di quel godimento totalizzante, uno, che chiama amore ciò che è odio. Lacan non aggiunge molto a quanto già individuato da Freud, quando sosteneva che l’amore, come miraggio unitivo con l’altro, non è un sentimento primario ed è narcisistico, non fa uscire il soggetto da sé. Non accettare che non c’è rapporto sessuale è come sostenere – con Freud – che ci sia un sentimento di qualcosa di illimitato, di sconfinato, per così dire oceanico. Si tratta di un sentimento di indissolubile legame, di stretta appartenenza al mondo esterno nel suo insieme. Per quanto riguarda la mia persona non riesco proprio a convincermi della natura primaria di un tale sentimento. L’idea che l’uomo debba avere conoscenza della propria connessione con il mondo circostante mediante un sentimento diretto e immediato, orientato fin dall’inizio in quella direzione, appare talmente strana e si accorda così male con la struttura della nostra psicologia da legittimare il tentativo di una spiegazione psicoanalitica, ossia genetica di tale sentimento.

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