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La scrittura è il figlio miserabile. Il miserabile. Il tono di Socrate è talvolta accusatore e categorico, denuncia un figlio traviato e ribelle, un eccesso e una perversione, talvolta impietosito e condiscendente, compiange un vivo orbato, un figlio abbandonato dal padre. In ogni modo un figlio perduto. La cui importanza è proprio quella di un orfano, come di un parricida perseguitato, e talvolta ingiustamente.
La specificità della scrittura sarebbe dunque in rapporto con l’assenza del padre. (…) Dalla posizione di chi tiene lo scettro, il desiderio della scrittura è indicato, designato, denunciato come desiderio di essere orfani e come sovversione parricida. Questo pharmakon non è forse criminale, non è regalo avvelenato? Lo stato di quest’orfano di chi nessuna assistenza può prendersi il carico ricopre quello di un gràphein che, non essendo figlio di nessuno nell’atto stesso in cui si fa iscrizione, resta appena un figlio e non riconosce più le proprie origini: nel senso del diritto e del dovere.

Crediti
 • Jacques Derrida •
 • La farmacia di Platone •
 • Pinterest •   •  •

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