Il Grande Inquisitore
E se dietro a Te, in nome del pane celeste, verranno le migliaia e le decine di migliaia, che ne sarà dei milioni e delle decine di milioni di esseri che non saranno capaci di trascurare il pane terreno per quello celeste? O forse Ti sono care soltanto le decine di migliaia dei grandi e dei forti, e i rimanenti milioni, innumerevoli come la sabbia del mare, di quelli che sono deboli ma Ti amano, non debbono servire che di materiale per i grandi e per i forti? No, noi abbiamo cari anche i deboli. Essi sono viziosi e sediziosi, ma alla fine saranno proprio loro che diverranno obbedienti. Essi si stupiranno di noi, e ci terranno in conto di dèi in compenso del fatto che, trovandoci alla loro testa, noi avremo acconsentito ad abolire la libertà, che faceva loro paura, e a porli sotto il dominio nostro: tanto tremendo finirà col sembrar loro essere liberi! Ma noi diremo che obbediamo a Te, e che dominiamo nel nome Tuo. Noi li inganneremo di nuovo, giacché a Te non permetteremo più di accostarti a noi. E in questo inganno consisterà la sofferenza nostra, giacché noi saremo costretti a mentire. Ecco che significava quella prima domanda nel deserto, ed ecco che cosa hai rifiutato Tu in nome d’una libertà, che ponesti al di sopra di tutto. Ma intanto, in quella domanda, stava racchiuso un grande segreto di questo mondo. Accettando i ‘pani’, Tu avresti risposto a quella universale e perpetua angoscia umana, sia d’ogni uomo in particolare, sia dell’umanità nel suo insieme, che si esprime nella domanda: «A chi genufletterci?». Non c’è preoccupazione più assillante e più tormentosa per l’uomo, non appena rimanga libero, che quella di cercarsi al più presto qualcuno innanzi al quale genuflettersi. Ma l’uomo pretende di genuflettersi dinanzi a ciò ch’è ormai indiscutibile, talmente indiscutibile che innanzi a esso tutti gli uomini in coro acconsentano a una generale genuflessione. Giacché la preoccupazione di queste misere creature non consiste solo nel cercar qualche cosa di fronte alla quale io o un altro qualunque possiamo genufletterci, ma nel cercare una cosa tale, che anche tutti gli altri credano in essa e vi si genuflettano, e anzi, più precisamente, tutti quanti insieme. Appunto questa esigenza d’una genuflessione in comune è il più gran tormento d’ogni uomo preso a sé e dell’umanità nel suo insieme fin dal principio dei secoli. Per bisogno di questa generale genuflessione gli uomini si son massacrati l’un l’altro a colpi di spada. Si son creati degli dèi e si sono sfidati l’un l’altro: «Abbandonate i vostri dèi e venite a genuflettervi dinanzi ai nostri: altrimenti, morte a voi e agli dèi vostri!». E così avverrà fino alla fine del mondo, anche quando saranno scomparsi dal mondo gli stessi dèi: non importa, cadranno in ginocchio dinanzi agl’idoli. E Tu sapevi. Tu non potevi ignorare questo fondamentale segreto della natura umana: ma Tu hai rigettato l’unica, assoluta bandiera, che ti veniva proposta per costringere tutti a genuflettersi dinanzi a Te concordemente: la bandiera del pane terreno; e l’hai rigettata in nome della libertà e del pane celeste. Guarda ora, che altro hai fatto Tu. E sempre, di nuovo, in nome della libertà! Ti ripeto che non c’è per l’uomo preoccupazione più ansiosa che di trovar qualcuno a cui affidare al più presto quel dono della libertà, col quale quest’essere infelice viene al mondo. Ma s’impossessa della libertà degli uomini solo colui che rende tranquille le loro coscienze. Col pane, Ti veniva offerta una bandiera superiore a ogni discordia: dagli il pane, e l’uomo s’inginocchia, giacché non c’è nulla di più incontestabile del pane: ma se, nello stesso tempo, uno s’impadronisce della sua coscienza indipendentemente da Te, oh, allora egli sarà pronto perfino a gettar via il Tuo pane, e andrà appresso a colui che seduce la sua coscienza. Qui Tu vedevi giusto. Infatti il segreto dell’esistenza umana non sta nel vivere per vivere, ma nell’avere un fine per cui vivere. Se non si prospetta in modo sicuro un fine per cui debba vivere, l’uomo non si rassegnerà a vivere e preferirà annichilarsi piuttosto che rimaner sulla terra, anche se tutt’intorno gli stessero pani a perdita d’occhio. Questo è vero, ma che conseguenza n’è stata tratta! Invece di prender possesso della libertà degli uomini, Tu gliel’hai resa ancora più grande! O dunque hai dimenticato che la pace e magari la morte sono all’uomo più care della libera scelta nella conoscenza del bene e del male? Non c’è nulla di più ammaliante per l’uomo che la libertà della propria coscienza: ma non c’è nulla, del pari, di più tormentoso. Ed ecco che invece di solidi fondamenti capaci di tranquillare la coscienza dell’uomo una volta per sempre, Tu hai scelto tutto ciò che v’è di più difforme, di più misterioso e di più indefinito: hai scelto tutto ciò che è superiore alle forze degli uomini: e perciò hai finito per agire come se addirittura non li amassi affatto: e questo, chi! Colui ch’è venuto a dare per essi la vita Sua! Invece di prender possesso della libertà umana, Tu l’hai accresciuta e hai aggravato coi suoi tormenti il regno spirituale dell’uomo, per l’eternità. Tu hai voluto il libero amore dell’uomo, hai voluto che liberamente Ti seguisse, attratto e soggiogato da Te. Al posto della solida vecchia legge, con libero cuore l’uomo doveva d’ora innanzi decidere lui stesso che cosa fosse bene e che cosa male, senz’avere innanzi a sé altra guida che la Tua immagine: ma possibile mai che Tu non abbia pensato ch’egli avrebbe rigettato infine e addirittura contestato sia la Tua immagine sia la Tua verità, se si fosse trovato oppresso da un peso così tremendo come il libero arbitrio?

Crediti
 Fëdor Dostoevskij
 I fratelli Karamazov
 SchieleArt •   • 

Tags correlati
Valuta:

Media: 0 (0 voti).