Il gusto del nulla

Spirito triste, innamorato un tempo della lotta
– Speranza, che ti dava di sprone, non vuol più cavalcarti…
Piega senza pudore le ginocchia,
ronzino che inciampi in ogni ostacolo!
Rassegnati, mio cuore, al tuo sonno bestiale.

Spirito affranto, bolso, antico razziatore,
per te non han più gusto né l’odio né l’amore.

Clangore degli ottoni, pianto del flauto, addio!
Non tentarlo, piacere, questo cuore ingrugnato.
La vaga Primavera ha perduto il suo odore.
E più il Tempo m’inghiotte di minuto in minuto,
come la neve un corpo irrigidito;
non cerco più rifugio in una tana, ormai
vedo il mondo dall’alto, tondo, intero!

Vuoi portarmi, valanga, con te nella rovina?


Crediti
 Charles Baudelaire
  Il nulla ci reclama, come il vuoto ci attira, si eleva vita nuda e cruda catalizzando la nostra attenzione, per non essere più sfuggita, annullando così, tutti quei mascheramenti che la soffocano, tanto che si ha timore a riconoscerla, non riconoscendoci noi che ormai siamo più i nostri attributi che vita, questa, resta sempre e solo tale nelle dinamiche.
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