La sofferenza apre gli occhi, aiuta a vedere cose che non si sarebbero percepite altrimenti. Quindi non è utile che alla conoscenza e, all’infuori di essa, serve solo ad avvelenare l’esistenza. Il che, sia detto di sfuggita, favorisce anche la conoscenza. ‘Ha sofferto, dunque ha capito’ è tutto quello che si può dire di una vittima della malattia, dell’ingiustizia, o di qualunque altra varietà di sventura. La sofferenza non migliora nessuno (tranne coloro che erano già buoni), e viene dimenticata come viene dimenticata ogni cosa, non entra nel patrimonio dell’umanità, né si conserva in alcun modo, ma si perde come si perde ogni altra cosa.
Ancora una volta, serve solo ad aprire gli occhi.
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