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Ciò che più difficilmente si lascia tradurre da una lingua nell’altra è il ritmo del suo stile: che come tale ha il suo fondamento nel carattere della razza, detto in termini fisiologici, nel ritmo medio del suo metabolismo.
Un testo che in quanto viene ritrascritto, viene restituito alla contraddizione, ad un’innocenza che lo redime dal regno dei fini “e delle interpretazioni morali”, ad una terribile sovrumana innocenza “al di la del bene e del male”. In questo senso esso diventa inseparabile dalla negatività che è quella che lo costituisce, nel senso che lo struttura e lo destruttura continuamente, ma che appunto per questo s’identifica con la potenza immanente del suo divenire. Il punto di fuga è la volontà di potenza, ma questa è anche il “luogo geometrico” dove si dissolve la soggettività, dove cioè, tutte le linee prospettiche s’incontrano, perché sta proprio in rapporto a quell’assenza di significato, o meglio a quest’unico significante, mai compiutamente oggettivabile, – la vita – che si pone la volontà creatrice, come volontà di inventare forme, di plasmare forme e ritmi, volontà di gioco volontà di divenire.

Crediti
 • Friedrich Nietzsche •
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