Il lupo e l'uomo si sopportano a vicenda
Ci rimane da spiegare un’ultima finzione, un’illusione fondamentale. Tutte le spiegazioni, tutta la psicologia, tutti i tentativi di comprensione hanno bisogno di aiuti, di teorie, di mitologie, di menzogne; e lo scrittore onesto non dovrebbe far a meno di risolvere alla fine di ogni suo scritto queste menzogne per quanto sia possibile. Se dico sopra e sotto faccio un’affermazione che esige una spiegazione, poiché sopra e sotto esistono soltanto nel pensiero, soltanto nell’astrazione. Il mondo non ha né sopra né sotto.
E così, per farla breve, anche il lupo della steppa è una finzione. Se Harry si considera uomo-lupo e opina di essere composto di due nature ostili e antitetiche, non fa che della mitologia semplificatrice. Harry non è affatto un uomo-lupo e se abbiamo accettato apparentemente senza controllo la menzogna da lui inventata e creduta, se abbiamo effettivamente cercato di considerarlo e interpretarlo come essere duplice, come lupo della steppa, abbiamo approfittato, sperando di essere meglio compresi, di un inganno che ora cercheremo di giustificare.
La bipartizione in lupo e uomo, in istinto e spirito, con la quale Harry cerca di spiegarsi la sua sorte è una semplificazione assai grossolana, una violazione della realtà per ottenere una plausibile ma errata spiegazione delle contraddizioni che costui trova in sé stesso e che gli sembrano la fonte delle sue non poche sofferenze.
Harry trova dentro di sé un uomo, cioè un mondo di pensieri, di sentimenti, di cultura, di natura addomesticata e sublimata, e trova in sé anche un “lupo”, cioè un mondo buio di istinti selvaggi, di crudeltà, di natura rozza e non sublimata.
Nonostante questa suddivisione, apparentemente ovvia, della sua natura in due emisferi ostili fra loro, egli ha visto però di continuo che il lupo e l’uomo si sopportano a vicenda nei momenti felici. Se in ogni istante della vita, in ogni azione, in ogni sensazione Harry volesse rilevare quale parte vi abbia l’uomo e quale il lupo, si troverebbe tosto con le spalle al muro e tutta la sua elegante teoria lupina andrebbe a rotoli.
Nessun uomo infatti, neanche il negro primitivo, neanche l’idiota è così simpaticamente semplice che si possa spiegarne la natura come una somma di soltanto due o tre elementi principali; spiegare poi un uomo così complicato come Harry con l’ingenua suddivisione in lupo e uomo è impresa disperata e puerile. Harry non consta di due esseri ma di cento, di mille. La sua vita (come quella di tutti gli uomini) non oscilla soltanto fra due poli, diciamo quelli dell’istinto e dello spirito, o quelli del santo e del gaudente, ma fra migliaia, fra innumerevoli paia di poli.
Non deve però stupirci che un uomo così istruito e intelligente come Harry possa credersi un lupo della steppa e pensare che si possano accogliere le forme ricche e complicate della sua vita entro una formula così semplice, così brutale, così primitiva.
L’uomo non possiede un’alta facoltà di pensiero e, per quanto sia intelligente e colto, vede continuamente il mondo e sé stesso, specie sé stesso, attraverso le lenti di formule molto ingenue, semplificanti e traditrici.
Infatti, a quanto pare, tutti gli uomini hanno un bisogno innato e impellente di immaginare il proprio io come unità. Per quanto venga scossa anche gravemente, questa illusione rimargina ogni volta.
Il giudice che siede di fronte all’assassino e lo guarda negli occhi e lo sente parlare per un istante con la voce propria (del giudice) e trova anche nel proprio cuore i medesimi istinti, le stesse attitudini, le stesse possibilità, dopo un solo istante ridiventa lui, è di nuovo giudice, ritorna nel guscio del proprio io vanitoso, fa il suo dovere e condanna a morte l’assassino.
E quando in certe anime particolarmente intelligenti e delicatamente organizzate balena l’intuizione della loro molteplicità, quando, come fa ogni genio, esse infrangono l’illusione dell’unità personale e sentono di essere pluriformi, di essere un fascio di molti “ii”, basta che lo dicano e tosto la maggioranza le imprigiona, ricorre all’aiuto della scienza, fa costatare la loro schizofrenia e protegge l’umanità perché non debba ascoltare dalle labbra di questi infelici un richiamo alla verità.
Ma che bisogno c’è di sprecar parole, di dire cose che chiunque pensi trova naturali, che però non sta bene manifestare?
Quando dunque un uomo arriva già a sdoppiare la pretesa unità dell’io è già quasi un genio, in ogni caso però un’eccezione rara e interessante.
In realtà nessun io, nemmeno il più ingenuo è un’unità, bensì un mondo molto vario, un piccolo cielo stellato, un caos di forme, di gradi e situazioni, di eredità e possibilità.
Che ciascuno tenda a prendere questo caos per un’unità e parli del suo io come fosse un fenomeno semplice, ben fissato e delimitato: questa illusione ovvia ad ogni uomo (anche al più elevato) sembra una necessità, un’esigenza di vita come il respiro e il nutrimento.

Crediti
 • Hermann Hesse •
 • Il lupo della steppa •
 • SchieleArt •   •  •

Similari
 ⋯ Il caso Nietzsche
957% ArticoliFilosofiaGianni Vattimo
Nietzsche, accompagnato dalla sua cattiva reputazione di pensatore dei nazisti, fu poi riconsiderato, agli inizi degli anni ’60 del ventesimo secolo, da quel movimento che prese il nome: Nietzsche-Renaissance o il rinascimento nietzscheano, e soprattutto ⋯

 ⋯ Dall’autorganizzazione alla comunizzazione
484% ArticoliAutori VariPolitica
Designare la rivoluzione come comunizzazione è dire questa cosa abbastanza banale, che l’abolizione del capitale è l’abolizione di tutte le classi, compreso il proletariato, e non la sua liberazione, il suo ergersi a classe dominante che organizza la soci⋯

 ⋯ Sapere di non essere
464% IneditiSergio Parilli
Ho rivisto finalmente a Julián. Veniva da altri mondi non sconosciuti per lui, visto che è riuscito a tornare senza bussola. Non era tenuto a tornare, anche perché se stava bene dove era arrivato poteva restarci in eterno, visto che era previsto un viaggi⋯

 ⋯ L’esperienza e la verità
435% Carlo SiniFilosofia
Il dibattito sulla oggettività e il cosiddetto pensiero forte del nuovo realismo ha trovato ampio spazio soprattutto sul quotidiano «la Repubblica». Può essere utile partire di qui, perché è vero che gli articoli di giornale non consentono quella articola⋯

 ⋯ Le origini romantiche della psicoanalisi e l’obiezione di Nietzsche
392% ArticoliPsicologiaUmberto Galimberti
A differenza di tutti i popoli della terra, l’uomo occidentale un giorno ha detto Io. L’ha annunciato Platone e l’ha esplicitato Cartesio. La psicologia ha catturato questa parola e ne ha fatto il centro della soggettività, dispiegando una visione del mon⋯

 ⋯ Il mercantile
337% IneditiSergio Parilli
Magari è troppo presto, ma i sognatori, hanno sempre lo sguardo perso, sicuramente piacevole nei loro pensieri e sorridono… ma, anche se sono solo due righe con due soli sostantivi, l’emozione è sempre la stessa per il poeta. Siamo nel periodo di un’attra⋯