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Il forte impatto che il romanzo di Berto ebbe sulla critica, al suo apparire, fu certamente dovuto a una scelta stilistica, che si amalgama sublimemente con il contenuto: il racconto scorre, come una sorta di ininterrotta confessione, e lo stile segue il percorso incontenibile del pensiero, travolgendo sul suo percorso la punteggiatura e le norme della sintassi. Ma diversamente da altri autori, Berto non è guidato da una ricerca formale, concentrata sull’aspetto semantico o da un esclusivo lavoro di cesello linguistico. Egli approfondisce l’indagine per riprodurre nel modo più efficace la concatenazione del pensiero. Il risultato è assimilabile, come alcuni hanno sostenuto, allo stream of consciousness joyciano, ma soprattutto al monologo teatrale.
Al di là dell’autobiografia, l’intento dichiarato ne “Il male oscuro” è una ricerca interiore che Berto indica come soluzione a quel male perenne, storico e cosmico, al persistente senso di colpa che deriva dall’incapacità di perdonarsi delitti che in realtà non si sono mai commessi. Perchè non sono delitti. “Il male oscuro” rappresenta anche, attraverso una lettura spietata, ma sempre ironica, talvolta grottesca, l’assurdità del vivere quotidiano, le meschinità e le piccolezze di cui sono intessuti i rapporti umani e familiari. Su tutte domina la figura del padre nella cultura cattolica, che Berto mette a nudo come forse nessun altro ha fatto prima di lui. Ciò comporta anche un’analisi tormentata di tutti i valori di quella civiltà in cui l’autore nacque e crebbe, la civiltà dell’Italia che, come lo scrittore, affrontava una dolorosa adolescenza nel passaggio dal mondo rurale a quello industriale e urbano, con l’aggravante dell’impostazione data al fenomeno dal regime fascista. È un’analisi lucida, non esente da pietà e compassione nei riguardi di quelle tradizioni e di quella morale, così dure e collaudate nel tempo, cui il giovane Berto tentava di sottrarsi, mentre si puniva per la colpa di non sapervisi adeguare.
Lo stile di Berto ci trascina in questo «de profundis» di impressionante lucidità, senza rinunciare a una ironia discreta, che alleggerisce la pressione emotiva dell’opera, altrimenti insostenibile, nella sua intensità. Questo approccio stilistico è stato paragonato molte volte a quello di autori americani contemporanei come Hemingway e Salinger, per via del piglio scorrevole e diretto, da monologo confidenziale. Dal punto di vista della letteratura italiana Il male oscuro venne paragonato, per la descrizione del nevrotico mondo interiore, alle opere di Italo Svevo (“La coscienza di Zeno“) e di Carlo Emilio Gadda (“La cognizione del dolore“): benchè Berto si ispirasse a quest’ultimo come a un maestro, Il male oscuro si presenta alla sua apparizione come un’opera assolutamente originale, forse allora anche più di quanto oggi siamo in grado di apprezzare.

Crediti
 • Giuseppe Berto •
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