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Di tutti i metodi, il più pericoloso è il «metodo riflessivo». Il realista si accontenta di una pura e semplice riflessione. Se la riflessione diventa un metodo, allora non è più solamente una riflessione intelligentemente orientata, come deve essere, ma una riflessione che si sostituisce alla realtà, tanto che il suo livello diventa quello della realtà stessa. Il «metodo riflessivo», se è fedele alla sua essenza, deve presupporre che il termine ultimo della riflessione sia anche il primo principio della nostra conoscenza; da ciò risulta naturalmente che il risultato finale dell’analisi deve contenere virtualmente la totalità dell’oggetto analizzato, e la conseguenza è che esiste solo ciò che si può dedurre dal termine ultimo della riflessione: tutto il resto o non esiste o può essere legittimamente trattato come non esistente. È così che il filosofo viene indotto a escludere dalla conoscenza – o addirittura dalla realtà – proprio quello che rende possibile la conoscenza stessa.

Crediti
 • Étienne Gilson •
 • Vademecum del realista principiante •
  • a cura di Antonio Livi e Maria Antonietta Mendosa •
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