
Quando dico «ti amo» che cosa sto dicendo di preciso? E soprattutto chi parla? Il mio desiderio, la mia idealizzazione, la mia dipendenza, la mia follia? E come si trasforma questa parola quando il desiderio si satura, l’idealizzazione delude, la dipendenza si emancipa, la follia si estingue? Non c’è parola più equivoca di «amore». Si fa presto a dire amore. Perché amore è una «relazione» non una «fusione».
L’intimità resta l’unico luogo dove gli individui possono esprimere le proprie esigenze più personali, l’unico luogo in cui possono allontanarsi dal regime della razionalità e immergersi in quello dell’irrazionalità. L’unico spazio rimasto per essere davvero se stessi. Ma quando l’intimità è cercata per sé e non per l’altro, la persona non esce dalla sua solitudine, né dalla sua impermeabilità, non si apre all’altro, resta un’identità chiusa.
Il mio desiderio
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