La danza del plenilunioUn giorno di primavera, nell’ora di un tramonto caldo senza precedenti, due cittadini apparvero a Mosca, agli stagni del Patriarca, mentre a Yershalaim, sotto un sole cocente e impietoso avviene il supplizio di Jeshua. Nel gioco di specchi in cui gli opposti si intersecano, Bulgakov guarda l’umanità attraverso un cristallo, e il caleidoscopio di immagini frammentate e distorte gli restituisce una realtà capovolta, in cui eventi lontani nel tempo, mondo terreno e metafisico, scorrono in modo parallelo. Tutto ciò che avviene alla luce solare è crudeltà e menzogna, mentre la luna richiama forze ed eventi mistici ed ultraterreni. La sua luce consente di accedere a spazi trascendentali, e non è un caso che il Gran Ballo di Satana si chiami Ballo del plenilunio di Primavera mentre Pilato, tormentato dalla colpa, trova sollievo solo di notte, quando sogna di percorrere una strada di luna discorrendo con Jeshua.

La luna diviene così mediatrice tra cielo e terra, peccato e redenzione, inquietudine e tranquillità. Essa rivela l’essenza del vero e del bello, e di quel principio femminile che è la Sofia-Sapienza di Dio. Camminare sotto un cielo stellato significa ritrovare la direzione smarrita e la speranza. Nelle sue memorie Elena Sergeevna narra di una notte d’estate quando, nella casa in cui viveva con la sorella, ricevette una telefonata di Bulgakov che le chiedeva di raggiungerlo. La luce della luna era paurosamente chiara. Miša, bianco in questa luce, se ne stava all’ingresso. Mi ha preso sotto braccio e, a tutte le mie domande e il mio riso, si metteva un dito sulle labbra e taceva. Mi ha portato agli stagni Patriaršie, fino ad un albero e mi ha detto, indicando una panchina: qui lo hanno visto per la prima volta. E di nuovo il dito sulle labbra, di nuovo il silenzio.

Crediti
 Anna Maria Messuti
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