Pasqua e la guerra: vogliamo prendere l’accostamento sul serio? Nelle Sacre scritture Gesù è definito il figlio di Dio, l’incarnazione della massima potenza e della più alta saggezza. Eppure il mondo respinge Cristo, il Dio che si è fatto uomo, uccidendolo sulla croce. Da questo evento, che è il momento fondante del cristianesimo, discende una visione del mondo tragica, in cui la forza dirompente del messaggio evangelico non esclude il conflitto con il potere politico e religioso, né – al limite – la guerra. Da quando è iniziata l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, Vito Mancuso ha interrogato insistentemente il pensiero teologico, alla ricerca di un orientamento etico e spirituale, giungendo a conclusioni dissonanti rispetto alla linea ufficiale della Chiesa. Io non penso, né scrivo, né parlo da cristiano: io penso, scrivo e parlo da uomo, poiché ho sempre considerato il cristianesimo un mezzo, non un fine.
E ha aggiunto: Obbedendo alla logica della pace a qualunque condizione, il mondo non avrebbe conosciuto nessun progresso. Sarebbe rimasto in mano al più forte. Né la libertà, né la democrazia, né i diritti umani si sarebbero mai affermati.
L'intervista completa a Vito Mancuso a cura di Nicola MirenziPinterest • Gustave Doré Davide risparmia Saul • The Dore Gallery of Bible Illustrations
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