Il mondo visto dal di fuori

I campi quantici si manifestano in forma granulare: particelle elementari, fotoni e quanti di gravità, ovvero «quanti di spazio.
Questi grani elementari non vivono immersi nello spazio: formano essi stessi lo spazio. Meglio: la spazialità del mondo è la rete delle loro interazioni.
Non vivono nel tempo: interagiscono incessantemente gli uni con gli altri, anzi esistono solo in quanto termini di incessanti interazioni;
e questo interagire è l’accadere del mondo: è la forma minima elementare del tempo, che non è né orientata, né organizzata in una linea, né in una geometria curva e liscia come quelle studiate da Einstein.
È un interagire reciproco dove i quanti si attualizzano nell’atto stesso di interagire, rispetto a ciò con cui interagiscono.
La dinamica di queste interazioni è probabilistica. Le probabilità che qualcosa accada — dato l’accadere di qualcos’altro — sono in linea di principio calcolabili con le equazioni della teoria.
Non possiamo disegnare una mappa completa, una geometria completa, degli accadimenti del mondo, perché gli accadimenti, e tra questi il passaggio del tempo, sono sempre solo attuati in un’interazione e rispetto a un sistema fisico coinvolto nell’interazione.
Il mondo è come un insieme di punti di vista in relazione gli uni con gli altri;
«il mondo visto dal di fuori» è un nonsenso, perché non c’è un «fuori» dal mondo.

Crediti
 • Carlo Rovelli •
 • L'ordine del tempo •
 • Pinterest •  Artista Neoclassico •  •

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