
Dice Bartolomé de las Casas nella Brevissima relación de la destrucción de las Indias che un gruppo di indios ha raccontato come segue: Non e solo per questo, ma anche perché hanno un dio che adorano e amano molto, e per averlo qui e poterlo adorare ci sottomettono e ci uccidono. Aveva con sé un piccolo canestro pieno d’oro e di gioielli e disse [l'indio]: Vedete qui il dio dei cristiani [mostrando l’oro], festeggiamolo se volete con degli areitos (che sono balli e danze) e chissà che in questo modo non lo si contenti e ordini loro di non farci del male. Tutti risposero: È giusto, è giusto. Danzarono davanti all’oro fino a esserne stanchi; e dopo il signor Hatuey disse: Ascoltate, comunque vadano le cose, se lo teniamo per portarcelo via finiranno coll’ammazzarci: gettiamolo nel fiume. Tutti decisero di fare così, e lo buttarono in un gran fiume che scorreva lì vicino.
Il nuovo dio era l’oro. Era il progetto di essere-nella-ricchezza. Perché si affidava l’indio al conquistatore? Se non, in fondo, per arricchire lo spagnolo e per estrarre l’oro e l’argento che poi sara inviato in Spagna. Da lì passava successivamente alle banche di Londra, e attraverso Venezia e Genova arrivò fino all’impero cinese. Arricchiamoci era il nuovo progetto dell’uomo borghese europeo che immolava l’Altro, l’indio, per avere il potere.
Brevissima relación de la destrucción de las Indias
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