Marx non riduce la religione a ideologia, a differenza di quanto ha invece fatto poi il marxismo. Nel descrivere il carattere di feticcio della merce e il suo arcano sostiene: «A prima vista, una merce sembra una cosa triviale, ovvia. Dalla sua analisi, risulta che è una cosa imbrogliatissima, piena di sottigliezza metafisica e di capricci teologici». Marx individua nella religione del Denaro e non nel protestantesimo la religione della modernità: «Al peccato contro lo spirito santo subentra il mancar fede al debito pubblico».
Il peccato originale da cui tutti i peccati moderni discendono è la conquista dell’America: «Nell’economia politica quest’accumulazione originaria fa all’incirca la stessa parte del peccato originale nella teologia». La globalizzazione capitalistica ha un effetto di livellamento non di azzeramento dell’idolatria: «Il sistema coloniale… fu il dio straniero che si mise sull’altare accanto ai vecchi idoli dell’Europa e che un bel giorno con una spinta improvvisa fece ruzzolare tutti i vecchi idoli dell’Europa e proclamò che produrre plusvalore era il fine unico e ultimo dell’umanità». Tale analisi del potere trascendentale del denaro era già stata esercitata nelle versioni precedenti la stesura definitiva, ovvero nei Grundrisse, in questi termini ancora più calzanti: «L’avidità di denaro o la brama di arricchimento rappresentano necessariamente il tramonto delle antiche comunità. Donde l’opposizione ad esse. Esso stesso, il denaro, è la comunità, né può sopportarne altra superiore».
Il Capitale non sarebbe stata l’opera dirompente che è stata senza il posizionamento etico preso da Aristotele contro i moderni economisti che definisce l’economia in contrapposizione alla crematistica. Posizionamento rimosso dai marxisti e considerato solo da pochi per primo forse Castoriadis. Soprattutto il Capitale non sarebbe stato così dirompente se non avesse mostrato il lato demoniaco del capitalismo con queste metafore teologiche. La spiegazione teo-logica si unisce alla mole di fatti storici e sociali descritti e permette così a Marx di spiegare e condannare l’errore capitalistico. Perché il capitalismo nasce dalla conquista dell’America e dalle recinzioni delle terre distruggendo i molti diritti tradizionali? Perché il capitalismo ha bisogno di spostare dalle terre esseri umani mettendoci animali pecore, mucche, etc.? Perché il capitalismo comporta genocidi indigeni in America e gaelici in Irlanda? Perché il capitalismo comporta lavoro schiavile soprattutto per donne e bambini/e? Perché il capitalismo in linea tendenziale sostituisce le macchine al lavoro umano? Perché il capitalismo è inconcepibile senza emigrazioni di massa? Come si evolve il capitalismo non solo nel tempo ma soprattutto nello spazio del pianeta? Domande molto inattuali solo se, a differenza di Marx, non si vuole capire cosa stia dietro questo mondo che si presenta – oggi sempre di più – come una «immane raccolta di merci».
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Adoperarsi a pro di chi verrà dopo ⋯
A tutti gli uomini cui la natura ha dato un impulso ad amare il vero, questo sembra debba premere più d'ogni cosa, che, com'essi si sono arricchiti delle fatiche degli antichi, altrettanto debbono adoperarsi a pro di chi verrà dopo, onde che la posterità s'abbia ad arricchire dei loro sforzi. Giacché non v'è dubbio che vien meno al suo dovere chi, nutrito di insegnamenti concernenti la vita pubblica, non si cura di recare qualche contributo al comune benessere: costui per certo non è quell'albero che, in riva ad un corso d'acqua, dà frutti nella sua stagione, ma anzi è perniciosa voragine che sempre ingoia, e non rende mai quel che ha ingoiato.
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I discepoli non devono essere schiavi perpetui ⋯
I discepoli devono ai loro maestri solo un credito temporaneo e una sospensione del giudizio, finché non abbiano bene imparato, e non una resa incondizionata e una cattività perpetua.
Francis Bacon Novum Organum
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Il Capitale di Karl Marx
L’opera fondamentale di Marx analizza il sistema capitalistico nella sua interezza, svelandone le contraddizioni interne e le leggi di movimento. Marx introduce concetti chiave come il feticismo della merce, la plusvalenza e l’accumulazione originaria, mostrando come il denaro si trasformi in una vera e propria divinità moderna che assoggetta l’umanità. Il libro descrive la genesi storica del capitalismo attraverso la conquista dell’America e le recinzioni delle terre, evidenziandone il lato demoniaco e le conseguenze distruttive sulle comunità umane e sugli ecosistemi, con genocidi e lavoro schiavile, proponendo così una critica etica e storica radicale.
La Grande Trasformazione di Karl Polanyi
Polanyi esamina l’emergere della società di mercato e la sua radicale separazione dell’economia dalla società, trasformando terra, lavoro e denaro in merci. L’autore argomenta che questo processo, avviato in Europa e poi globalizzato, ha distrutto le antiche comunità e i diritti tradizionali, causando immense sofferenze umane e ambientali. Il suo lavoro risuona con l’analisi di Marx sull’avidità di denaro che porta al tramonto delle antiche comunità e sul capitalismo come sistema che impone la sua logica, giustificando la necessità di spostare dalle terre esseri umani mettendoci animali e la conseguente distruzione di vita.
La genesi del capitalismo di Maurice Dobb
Dobb analizza le origini storiche del capitalismo, concentrandosi sui fattori economici e sociali che hanno portato alla sua affermazione in Europa e al di fuori. Il libro esamina come il passaggio dal feudalesimo al capitalismo abbia comportato trasformazioni profonde, incluse le recinzioni delle terre, l’emergere di una forza lavoro salariata e l’espansione coloniale. L’opera è utile per comprendere le domande inattuali poste nel testo circa il perché il capitalismo nasce dalla conquista dell’America e i genocidi, offrendo un quadro storico dettagliato delle sue condizioni materiali e delle sue conseguenze sociali.

























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