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Il privato-pubblico sono diverse posizioni o modi d’esercizio dell’intersoggettività. L’intersoggettività contiene davanti a sé la trama da cui si sviluppa l’oggettività delle azioni e le istituzioni (come il contesto dell’esistenza e del senso), ed è anche un a priori della soggettività (giacché è sempre un momento costitutivo precedente, genesi passiva). Il matrimonio monogamo, per esempio, è un’istituzione sociale oggettiva (davanti alla coscienza come un oggetto), ed è, allo stesso tempo, (in riferimento alla madre e al padre concreti della soggettività del figlio) ciò che è sotto e prima e che costituisce la soggettività del bambino. La democrazia è un’istituzione politica oggettiva, che dà origine ugualmente alla soggettività tollerante dei cittadini fin dalla culla, come supposto soggettivo; cioè, ogni soggettività è sempre intersoggettività.

Si denominerà privato l’agire del soggetto in una posizione intersoggettiva così che si trovi protetto dalla presenza, dallo sguardo, dall’essere aggredito dagli altri membri dei molteplici sistemi intersoggettivi dei quali forma parte. Sarebbe una pratica esterna al campo politico. Nella relazione privata ci sono sempre partecipanti (almeno due) che non fanno perdere all’altro il carattere privato della relazione. Sono i partecipanti della sfera dei “prossimi”, dei “nostri”, dei “propri”, degli “abituali”, dei “familiari”. È per questo che, sistemicamente e istituzionalmente, si parla frequentemente della famiglia, di coloro che si trovano “entro” le pareti della casa; pareti che ci separano dallo “estraneo”, dall'”alieno”, dall'”esteriore”: degli “elementi”, del “pericoloso”, che ha dovuto terrorizzare nei tempi primordiali l’essere umano.

Il pubblico, al contrario, è il modo che il soggetto adotta come posizione intersoggettiva in un “campo con altri”; modo che permette la funzione di “attore”, i cui “ruoli” o azioni si “rappresentano” davanti allo sguardo di tutti gli altri attori; ruoli definiti a partire dal racconto o dalla narrativa fondante di un certo sistema politico. “Entrare” nella “sfera pubblica” è “uscire” da una sfera privata (privacità dove smette di darsi la scenografia del “teatro”, dell’essere attore e del compiere ruoli; sebbene ci saranno, in qualche maniera, nella sfera privata). Ci sono, quindi, “limiti”, “linee”, recinti, che sono continuamente attraversati, superati, incrociati come compimento delle regole o come trasgressioni.
Il pubblico è l’ambito dell’ostensibile, e per questo il luogo pubblico più possibilmente immaginato è quello dell’assemblea politica dei rappresentanti – visti ed osservati responsabilmente dai rappresentati, che giudicano, con diritto di farlo, se sono correttamente rappresentati i loro interessi. A partire dall'”agorà” greca o il “Maggior Consiglio” di Venezia, la politica è sinonimo di “pubblico”.

Ciò che è operato dal politico (in quanto tale) nell’oscurità non-pubblica è corruzione (in quanto occulta al rappresentato, alla comunità, atti non giustificabili alla luce pubblica). Da parte sua, l'”opinione pubblica” è il mezzo dove si alimenta il pubblico politico.


Crediti
 • Enrique Dussel •
 • Venti tesi di politica •
 • trad. Antonino Infranca •
 • Pinterest •   •  •

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