Egon SchieleDicono: «bisogna rispettare il pubblico», «bisogna pensare al pubblico», «bisogna pensare che quel film annoierà il pubblico»… Bisogna pensare prima di tutto che, se il tal film annoia il pubblico, bene, il pubblico non l’andrà a vedere e la persona che dice così, se investe del denaro nel film, lo perderà. Dunque, farebbero meglio a dire: «Bisogna che io cerchi di attirare il massimo di pubblico per guadagnare il massimo di denaro»… Cosa che va senz’altro bene, ma bisogna dirla. Non si deve dire: «Non bisogna annoiare il pubblico…», «Non bisogna…». Non significa niente.

Per molto tempo, la mia prima reazione era partire dalla verità in cui ero e dire: «Si parla in continuazione del pubblico, ma io questo pubblico non lo conosco, non lo vedo mai, non so chi sia». E ciò che mi ha fatto pensare al pubblico sono stati i grossi fiaschi, i fiaschi enormi, come per esempio Les carabiniers che in quindici giorni ha avuto solo diciotto spettatori! Allora, a quel punto, quando ci sono diciotto spettatori… diciotto, li ho contati bene. Allora, mi sono detto: «Ma chi diavolo sono? Mi piacerebbe saperlo! Mi piacerebbe vederle queste diciotto persone che sono venute, fatemi vedere le loro fotografie…». Quella è stata la prima volta in cui io ho veramente pensato al pubblico. Ma io potevo pensare al pubblico! Non penso che Spielberg possa pensare al pubblico. Come si può pensare a dodici milioni di spettatori? Il suo produttore può pensare a dodici milioni di dollari, ma pensare a dodici milioni di spettatori… è assolutamente impossibile!

Crediti
 Jean-Luc Godard
 Introduzione alla vera storia del cinema
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 Jane Kallir  Egon Schiele. L'opera completa. Dipinti, acquerelli e disegni
 Critica d'arte, Storia dell'arte


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