il rancore narcisistico di HitlerAlla fine della Repubblica di Weimar vasti strati della popolazione si sentivano perdenti. I dati oggettivi sono eloquenti; tuttavia la crisi economica e la disoccupazione non sarebbero bastate per portare al potere Hitler. Occorreva una propaganda mirata al fattore soggettivo: il rancore narcisistico suscitato dalla sconfitta del 1918 e dal trattato di Versailles. La maggior parte dei tedeschi cercava la colpa presso gli altri. I vincenti di allora, il «complotto mondiale capitalistico-bolscevico» e soprattutto naturalmente l’eterno capro espiatorio, gli ebrei, divennero il bersaglio della proiezione. La bruciante sensazione di essere perdenti poteva essere compensata solo dalla fuga in avanti, nella megalomania. Fin dall’inizio impazzava nelle teste dei nazionalsocialisti il fantasma del dominio mondiale. Quindi i loro obiettivi erano sconfinati e non negoziabili; in questo senso erano non solo irreali, ma impolitici. Nessuna considerazione degli assetti mondiali era in grado di convincere Hitler e i suoi seguaci che la guerra di un piccolo paese mitteleuropeo contro il resto del mondo era destinata al fallimento. Al contrario. Il perdente radicale non conosce la risoluzione del conflitto, il compromesso, in grado di coinvolgerlo in un normale intreccio di interessi e di disinnescare la sua energia distruttiva. Quanto più assurdo il suo progetto, tanto più fanaticamente lo persegue. Non è peregrina l’ipotesi che Hitler e i suoi accoliti non mirassero a vincere, ma a radicalizzare e perpetuare il loro status di perdenti. Naturalmente la rabbia accumulata si scaricò in una guerra di sterminio senza precedenti contro tutti gli altri che ritenevano responsabili delle loro sconfitte – in primis si trattava di far fuori gli ebrei e tutti i nemici del 1919 –, ma non intendevano affatto risparmiare i tedeschi. Il loro vero obiettivo non era la vittoria, ma lo sterminio, il dissolvimento, il suicidio collettivo, la fine con orrore. Non c’è altra spiegazione del perché i tedeschi nella seconda guerra mondiale abbiano combattuto fino all’ultimo cumulo di macerie berlinese. Hitler stesso ha suffragato questa diagnosi quando ha affermato che il popolo tedesco non meritava di sopravvivere. Al prezzo di enormi sacrifici ha raggiunto il suo scopo: perdere. Mentre gli ebrei, i polacchi, i russi, i tedeschi e tutti gli altri esistono ancora.

Crediti
 Hans Magnus Enzensberger
 Il perdente radicale
  traduzione di Emilio Picco
 SchieleArt •   • 




Quotes casuali

Ma sempre preferirò il Vecchio Testamento alla rivelazione coranica. Perché l'uomo là resta presente, e non è mai passivo del tutto di fronte a quell'unica Divinità; l'essenza della Scrittura veterotestamentaria è critica, un messaggio divino passato in un setaccio critico, di rado il raggio cosmico è nudo […].Guido Ceronetti
La pazienza dell'arrostito
È attraverso i genitali che l'individuo si connette con la specie, nella quale è radicato. Infatti, se fisicamente l'individuo è un prodotto della specie, metafisicamente è un'immagine più o meno imperfetta dell'idea che, nella forma del tempo, si presenta come specie. In corrispondenza con questo rapporto, la massima vitalità nonché la decrepitezza del cervello e dei genitali sono sincrone e collegate.L'amore inganno della natura Arthur Schopenhauer
Metafisica dell'amore sessuale
Non dare ragione a quel pensiero che punge, stai dalla parte dell'aria che agita il sole sul grano.
La vita è una ruota che gira, a volte si sta in cima a volte a terra. A volte è tempo di semina, altre di raccolto. Ogni gioia sta tra due dolori e ogni dolore tra due gioie. E allora impara il gioco, prendi il ritmo: stai un metro più in là delle tue trame. Resta all'altezza della luce che c'è oggi nel cielo.
Giulia Calligaro