La vita come un'opera d'arteGli insegnanti di disegno terrorizzavano l’occhio e rendevano la mano impacciata, quelli di canto inibivano la voce, gli insegnanti di geografia rendevano il mondo uniforme e arido, gli insegnanti di religione chiudevano lo spirito alla meraviglia. Faceva eccezione il signor Taylor, il quale insegnava musica senza troppo entusiasmo perché il suo vero interesse era mettere su le recite scolastiche.
[…] Un giorno stava chiacchierando con noi quando all’improvviso si girò verso di me e mi chiese: Perché il fattore comune a tutte le arti è il ritmo?
Ora mi rendo conto che, delle migliaia di parole di critica, esortazione e indirizzo morale, pronunciate dai miei insegnanti, riesco a ricordare soltanto questa singola frase.
È un quesito che ancora mi dà filo da torcere e se questo è tutto ciò che mi hanno lasciato le tante scuole che ho frequentato, allora sono stato ben ripagato. Mi rese consapevole che il movimento dell’occhio che scorre davanti a un dipinto o alle volte e alle arcate di una grande cattedrale è legato ai salti e alle giravolte di un danzatore e alla pulsazione della musica. Il quesito è allora inesauribile: che cos’è che dà a un’opera d’arte il suo tempo e che cosa nella vita può dare alla successione informe dei movimenti il suo battito e il suo flusso veri?

Crediti
 Peter Brook
 I fili del tempo
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    sui fiori del mio cuore.
    Le ragazze, che hanno abbassato le lance
    Sul lago delle proprie ciglia.
    Le ragazze, che si lavano i piedi
    Nel lago delle mie parole.
     Velimir Chlebnikov  Poesie
     Futurismo russo, Poesia, Avanguardia

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