Gli insegnanti di disegno terrorizzavano l’occhio e rendevano la mano impacciata, quelli di canto inibivano la voce, gli insegnanti di geografia rendevano il mondo uniforme e arido, gli insegnanti di religione chiudevano lo spirito alla meraviglia. Faceva eccezione il signor Taylor, il quale insegnava musica senza troppo entusiasmo perché il suo vero interesse era mettere su le recite scolastiche.
[…]
Un giorno stava chiacchierando con noi quando all’improvviso si girò verso di me e mi chiese: Perché il fattore comune a tutte le arti è il ritmo?
Ora mi rendo conto che, delle migliaia di parole di critica, esortazione e indirizzo morale, pronunciate dai miei insegnanti, riesco a ricordare soltanto questa singola frase.
È un quesito che ancora mi dà filo da torcere e se questo è tutto ciò che mi hanno lasciato le tante scuole che ho frequentato, allora sono stato ben ripagato. Mi rese consapevole che il movimento dell’occhio che scorre davanti a un dipinto o alle volte e alle arcate di una grande cattedrale è legato ai salti e alle giravolte di un danzatore e alla pulsazione della musica. Il quesito è allora inesauribile: che cos’è che dà a un’opera d’arte il suo tempo e che cosa nella vita può dare alla successione informe dei movimenti il suo battito e il suo flusso veri?
La parola che resta e testimonia ⋯
[…] Ciò che resta, lo fondano i poeti (Was bleibt, stiften die Dichter) non va inteso nel senso triviale secondo cui l'opera dei poeti è qualcosa che dura e rimane nel tempo. Essa significa, piuttosto, che la parola poetica è quella che si situa ogni volta in posizione di resto, e può, in questo modo, testimoniare. I poeti - i testimoni - fondano la lingua come ciò che resta, che sopravvive in atto alla possibilità - o all'impossibilità - di parlare.
Giorgio Agamben Quel che resta di Auschwitz
Filosofia contemporanea, Saggistica, ShoahLa donna che si trasforma in oggetto ⋯
Gli uomini agiscono e le donne appaiono. Gli uomini guardano le donne. Le donne osservano sé stesse mentre vengono guardate. Questo determina non solo la maggior parte dei rapporti tra uomini e donne ma anche il rapporto delle donne con sé stesse. Il sorvegliante che è nella donna è maschio: la sorvegliata è femmina. Così la donna trasforma sé stessa in oggetto.
John Berger Modi di vedere
Critica d'arte, Studi di genere, SaggisticaAnche l'opera d'arte erotica è sacra ⋯
Anche l'opera d'arte erotica ha una sua sacralità!
Egon Schiele Diari
Espressionismo austriaco, Estetica, Scrittura diaristicaDispute teologiche come gioco di fioretto ⋯
Ricordo un anno al Festival di Taormina, Carmelo Bene si costituì in giuria a sé, come presidente di sé stesso, e passava gran parte delle notti a discutere sul bordo della grande piscina del San Domenico con un po' di amici e con Raul Ruiz. Erano dispute teologiche, appassionatissime perché in realtà distaccatissime, come un gioco di fioretto – che è tutto legato al guizzare, alla precisione – dove nessuno aveva in mano il fioretto.
Enrico Ghezzi
Critica cinematografica, Aneddoto culturaleLa danza poetica della seduzione ⋯
Le ragazze, quelle che camminano,
con stivali di occhi neri
sui fiori del mio cuore.
Le ragazze, che hanno abbassato le lance
Sul lago delle proprie ciglia.
Le ragazze, che si lavano i piedi
Nel lago delle mie parole.
Velimir Chlebnikov Poesie
Futurismo russo, Poesia, Avanguardia
Lettera a una professoressa di Scuola di Barbiana
Questo libro è un atto d’accusa potente e collettivo contro un sistema scolastico che emargina i più deboli e fallisce nella sua missione educativa. Scritto dagli allievi di Don Milani, il testo critica una didattica che, come nel racconto, rende arido il sapere e non riesce a suscitare interesse. È una riflessione fondamentale sulla necessità di una scuola che non si limiti a trasmettere nozioni, ma che ponga domande vitali e fornisca gli strumenti per comprendere il mondo e trovare il proprio posto in esso.
Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert M. Pirsig
Un viaggio in motocicletta attraverso l’America diventa un’indagine filosofica sulla natura della Qualità. L’autore cerca di riconciliare la visione romantica e quella classica del mondo, la tecnologia e l’arte. Il libro risuona con il testo analizzato nella ricerca di un principio unificante, un ritmo o un battito che dia senso sia al lavoro manuale che alla vita stessa. È un’esplorazione profonda su come trovare significato e bellezza nelle azioni quotidiane, superando la dicotomia tra tecnica e spirito.
L’occhio e lo spirito di Maurice Merleau-Ponty
In questo saggio, il filosofo esplora l’essenza della pittura, sostenendo che l’arte non è una semplice riproduzione ma un’interrogazione del mondo attraverso il corpo. Il pittore presta il suo corpo al mondo per trasformarlo in pittura. Questa idea si lega perfettamente alla consapevolezza del narratore che il movimento dell’occhio e il gesto del danzatore condividono lo stesso ritmo. Merleau-Ponty rivela come tutte le arti nascano da un’esperienza corporea e percettiva, un battito comune che precede ogni intellettualismo.







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