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È la fine dell’Altro – tale la conclusione della meditazione di Heidegger-Baudrillard; entrambi gli studiosi individuano infatti nel nostro tempo una situazione in cui si sottrae dall’esperienza il riferimento a quell’alterità che ne struttura l’orizzonte, e che rende possibile la “storia“; per Heidegger, la tecnica moderna violenta la manifestativa e si riduce alla manipolazione delle cose, obliando il riferimento all’essere che fornisce l’accessibilità delle cose nella verità; la tecnica, cioè, fa passare tutto l’essere negli enti, domina la riserva della terra per trasformarla nell’ammasso delle cose a disposizione…non c’è più essere, ci sono solo enti, ammassati nel fondo; il mondo è un tutto-pieno in cui non ci può essere esperienza simbolica. Baudrillard mostra che anche la società dei consumi è un “mondo senza altro“, dal momento che ogni possibilità di senso è già anticipata e predeterminata dal sistema del consumo…Pertanto il sistema dello spettacolo (lo spettacolo del sistema, il sistema come spettacolo) necessita di una “finzione di alterità”: il mondo interamente immanente, il buco nero dello Stesso, inventa un surrogato dell’altro, uno spettacolo-farsa, che si riduce a una variazione sul tema dell’identico. Chi scrive propende piuttosto (rispetto ad un “politeismo dei segni“, come sembra fare Bauman) per un più generale “panteismo semiotico“, ove ogni segno, ogni divinità, non sarebbe che la conformazione locale e individuale dello sfondo omogeneo e onnicomprensivo; la vera divinità di questo pantheon non sarebbe che il “pan” stesso, il tutto pieno che assume diverse maschere per illudere il fedele attraverso la loro processione, ma dietro le quali vi sarebbe solo lo Stesso…senza senso. La volta del cielo delle stelle fisse racchiude ogni possibile determinazione, senza riferimenti a qualsivoglia trascendenza; aristotelicamente, non v’è alcun motore altro dal mondo, desiderando il quale, la materia si muoverebbe in un infinito intrattenimento con le forme (segni); solo essere, solo Stesso, senza “eros“.
Matteo Bergamaschi, Davide Navarria, Il segno intrattabile, antropologia del simbolo e del consumo.

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