Il sesto giorno
Di prima mattina la battaglia divenne subito intensa come il giorno precedente. Drona preferì evitare lo scontro con Bhima e si concentrò sulla decimazione dei soldati. Anche lui, come Bhishma, non poteva concepire di uccidere nessuno dei Pandava.

Ma approfittando di un momento di confusione il Pandava, forte al pari di diecimila elefanti, ordinò al suo auriga di puntare verso l’armata avversaria e di penetrarla; e allorché i soldati lo videro sopraggiungere con il suo tipico cipiglio furibondo, ne furono terrorizzati. Si diffuse il panico.

Bhima sta arrivando; fuggiamo, o questo sarà il nostro ultimo momento di vita, gridavano.

Lasciando dietro di sé lo scompiglio generale, penetrò nelle file nemiche con la rapidità del vento. Ma calcolò che la velocità dei cavalli non gli era sufficiente per cui, afferrata la gigantesca mazza, continuò la sua corsa a piedi con la stessa violenza di un uragano. Nessuno riusciva neanche a vederlo: il suo passaggio poteva essere dedotto solo dalla scia di distruzione che si lasciava dietro. Quando Drishtadyumna seppe che Bhima era penetrato nelle file nemiche senza l’aiuto delle truppe, preoccupatosi volle seguirlo.

A un certo punto trovò Vishoka, l’auriga del Pandava.

Dov’è Bhima, il mio più caro amico? dov’è andato? perché non è più sul suo carro? gridò.

Egli non ha voluto la protezione del carro, rispose questi. È sceso con la sola mazza in mano ed è penetrato nelle fila nemiche a piedi. Io gli ho consigliato di non farlo, ma lui non ha voluto ascoltarmi.

Drishtadyumna, che conosceva bene l’innata impulsività di Bhima, particolarmente in ansia, decise di continuare a cercarlo finché non l’avesse trovato. E anch’egli si scagliò contro il nemico, incuneandosi sempre di più, e causando come già l’amico un’immane desolazione. Non andava alla cieca, aveva una traccia da seguire: ovunque vi fossero cadaveri di uomini e di animali ancora sanguinanti, il Pandava doveva essere passato di là da poco.

D’un tratto riuscì a scorgerlo mentre, fumante rabbia e terribile come il dio della morte, era attorniato da migliaia di nemici. Accortosi dell’arrivo di Drishtadyumna, Bhima gli lanciò uno sguardo compiaciuto. I due continuarono a combattere insieme con terribile efficacia. Alla vista dei due maharatha che fronteggiavano i suoi soldati, Duryodhana si preoccupò di quello che avrebbero potuto causare. Mandò un gruppo dei suoi fratelli più forti a proteggere le truppe.

Dopo aver messo in fuga Drupada, Drona s’accorse che molti fratelli del re erano nelle vicinanze di Bhima: correvano perciò un pericolo mortale. E cercò di aiutarli. Ma quando, sulla scia dei Pandava, arrivò anche Abhimanyu, divenne inenarrabile la carneficina che ne scaturì. Terrorizzati da quel trio di indiavolati, i figli di Dritarashtra fuggirono precipitosamente; l’unico che rimase fu Vikarna, che ingaggiò un favoloso duello contro Abhimanyu, durante il quale fu impossibile determinare chi tra i due fosse il migliore.

Duryodhana vide i suoi fratelli scappare e si scagliò contro il figlio di Pandu, ma riuscì a malapena a mantenere salva la vita. Alla fuga del re Kurava seguì un grande massacro.

Durante quei durissimi scontri, il sole tramontò. Subito dopo le milizie si ritirarono.

La sera Bhishma andò nella tenda di Duryodhana, che soffriva penosamente per le ferite inflittegli da Bhima e lo curò con degli infusi di erbe. Pure la pena causatagli dalle ferite era ben poca cosa in confronto al dolore che gli procurava il suo orgoglio deluso. Una giostra di immagini gli affollava in continuazione la mente ed ognuna riproduceva nitidamente il ghigno furioso di Bhima, l’abilità guerriera di Arjuna e di Abhimanyu, le sue truppe trucidate sul campo.

Indice
Crediti
 • Vyasa •
 • Mahâbhârata •
 • A partire dal IV secolo a.C. fino al IV secolo d.C. •
  • BHISHMA PARVA •
 • SchieleArt •   •  •

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