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Tutti gli animali condividono la capacità di risposta immediata all’aggressione e alla necessità di mangiare e, questo, è un comportamento regolato da un cervello primitivo che è stato conservato nel corso dell’evoluzione. Con i mammiferi, arrivano le emozioni, e siamo nel sistema limbico, responsabile degli affetti, dell’istinto di protezione e di possesso. Poi, e parliamo di cento milioni di anni fa, ecco che si sviluppa la corteccia, l’ultima acquisizione del cervello animale, che ha permesso elaborazioni anche molto complesse. Negli esseri umani, il suo enorme grado di sviluppo ha portato all’astrazione del pensiero: la capacità di riconoscerci come individui e il controllo della nostra condotta. L’evoluzione della specie in quest’attività congiunta, dell’area limbica e corteccia, arriva al vertice, con quella che è poi, la mente umana. Da qui, il differenziarsi dell’uomo, con orgoglio, dalle altre specie animali, in quella che è la tendenza a crederci animali razionali, dimenticando però, che quella che è la nostra parte più primitiva, l’area delle emozioni, è fondamentale per qualcosa, molto importante per noi: le relazioni sociali. Del resto, cosa sarebbe l’uomo senza il sistema limbico? Persone con lesioni in questa parte del cervello, non sono capaci di riconoscere le emozioni che si rispecchiano nei volti altrui, e fanno pensare a quegli esseri freddi e calcolatori immaginati dalla fantascienza, per cui, la sola corteccia cerebrale, altro non sarebbe, che un buon computer ad alto rendimento. Osservando nel nostro scorrere interiore, l’amore, la vendetta, l’altruismo, gli intrighi, la vulnerabilità e l’entusiasmo, ci accorgiamo che altro non sono, che i risultati di un equilibrio complesso tra, quella che è la nostra capacità analitica e sensibilità; anche se a volte, può accadere, che le sensazioni l’abbiano vinta sulla ragione, portandoci ad agire in modo esagerato. Come pure, in altre occasioni, ragione ed emozione, inviano addirittura, messaggi contraddittori e, in questi casi, si viene a creare un problema di difficile soluzione al nostro interno.  ⋯Per fare un esempio di quel che può essere un processo comportamentale, proviamo ad immaginare, che il fatto di parlare in pubblico ci renda nervosi ma, dovendolo comunque fare, e allo stesso tempo, fingere di sentirci a nostro agio, ecco che la nostra corteccia, elaborerà l’informazione che gli arriva dell’esterno – ad esempio, la folla che ci osserva – e lo invierà al sistema limbico; questo, di conseguenza, produrrà una serie di reazioni fisiche, come la rigidità muscolare e la traspirazione. Non ci sentiamo bene, siamo in tensione, quest’informazione verrà elaborata di nuovo dalla corteccia, che dovrà decidere, quale attitudine prendere, per mascherare il nostro disagio; cosicché, il nostro cervello, ci predisporrà a respirare profondamente, farci mostrare un bel sorriso e, possiamo così, iniziare a parlare. E questo è soltanto un caso, fra i tanti, infatti, nella nostra vita quotidiana, la cosa più comune è il pensiero dissociato o frammentato, come quando ci lasciamo portare dal nostro appetito e mangiamo troppi dolci, e in seguito, poi, qualcosa ci dice, che abbiamo agito male e ci sentiamo in colpa. Possiamo concludere dicendo: su quella che è la strada dell’evoluzione, il viaggio continua…

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