Il suicidio come pensiero liberatorio
– Il bello del suicidio sta nel fatto che è una decisione. In fondo è molto lusinghiero potersi sopprimere. Il suicidio in sé è un atto straordinario. Rilke parla della morte che portiamo dentro di noi, ma dentro di noi portiamo anche il suicidio. Il pensiero del suicidio è un pensiero che aiuta a vivere. Questa è la mia teoria. Chiedo scusa se mi cito, ma credo di doverlo fare. Ho affermato che senza l’idea del suicidio mi sarei ammazzato subito. Che cosa volevo dire con questo? Che la vita è sopportabile soltanto all’idea di poterla lasciare quando si vuole. La vita è a nostra discrezione. Questo pensiero, anziché essere devitalizzante, deprimente, è un pensiero esaltante. In fondo noi veniamo gettati nell’universo, e non si sa proprio perché; non vi è alcuna ragione di essere qui. Ma l’idea che si possa vincere la vita, l’idea di avere in pugno la nostra vita, di poter abbandonare lo spettacolo quando vogliamo, è un’idea esaltante. Uno dei motivi per cui ho sempre avuto un atteggiamento anticristiano è che il cristianesimo ha osteggiato il suicidio, mentre il suicidio è il sostegno dell’uomo. È una delle sue grandi idee. Ora, per duemila anni si è impedito all’uomo di uccidersi. (Risate). No, ho forzato il mio pensiero: non intendevo dire di uccidersi, ma di avere l’idea di uccidersi. Lei sa che, sotto la monarchia, quando uno si suicidava i suoi beni venivano donati alle dame di Corte. Lo si legge in Saint-Simon, in Dangeau: il Re ha donato alla contessa Taldeitali i beni del Taldeitali perché si è suicidato. Secondo me la vita sarebbe davvero insopportabile senza il suicidio. Non occorre suicidarsi. Occorre sapere che lo si può fare. L’idea è esaltante. Ti permette di sopportare qualsiasi cosa. È uno dei grandi vantaggi che siano mai stati dati all’uomo. Non è complicato. Io non sono per il suicidio, sono soltanto per l’utilità di questa idea. Persino nelle scuole dovrebbero dire agli allievi: «Sentite, non disperatevi, tanto potete uccidervi quando volete».

Crediti
 Emil Cioran
 Un apolide metafisico
 SchieleArt •   • 




Quotes per Emil Cioran

Se le onde si mettessero a riflettere, crederebbero di avanzare, di avere uno scopo, di progredire, di lavorare per il bene del Mare, e finirebbero con l'elaborare una filosofia sciocca quanto il loro zelo.

Quando siamo per strada, il mondo sembra più o meno esistere. Ma se guardiamo dalla finestra, tutto diventa irreale. Com'è possibile che la trasparenza di un vetro basti a separarci fino a questo punto dalla vita? In realtà, una finestra ci allontana dal mondo più del muro di una prigione. A forza di guardare la vita, si finisce per dimenticarla.  Lacrime e santi

Nietzsche ha cominciato a scrivere aforismi all'inizio della pazzia, quando cominciava a perdere l'equilibrio. Nel mio caso, era un segno di stanchezza. Perché spiegare, dimostrare? Non ne vale la pena. Io faccio un'affermazione, e se vi va, bene, altrimenti state zitti! Ho scritto aforismi per disgusto di tutto. Io sono agli antipodi del professore. Detesto spiegare, e soprattutto spiegarmi.

Non siamo realmente noi se non quando, mettendoci di fronte a noi stessi, non coincidiamo con niente, nemmeno con la nostra singolarità.

Nel corso dei secoli l'uomo si è sfiancato nello sforzo di credere, è passato di dogma in dogma, di illusione in illusione, e ha dedicato ben poco tempo ai dubbi, qualche breve intervallo fra periodi di accecamento. In verità, non erano dubbi bensì pause, momenti di tregua conseguenti alle fatiche della fede.  L'inconveniente di essere nati