Il Tifone
«Di tempeste ne aveva incontrate, naturalmente. Era stato bagnato fino all’osso, sbattuto, travagliato… Ma non aveva mai intravisto la forza incommensurabile e la collera smodata, la collera che passa e si esaurisce senza mai placarsi – la collera e la furia del mare irritato. Egli sapeva che ciò esiste, come sappiamo che esiste il delitto e l’odio… Il capitano MacWhirr aveva navigato sulla distesa degli oceani così come tanti uomini scivolano sugli anni dell’esistenza per scendere dolcemente in una placida tomba, ignoranti della vita sino all’ultimo, senza aver mai avuto l’occasione di vedere tutto ciò che essa può contenere di perfidia, violenza, terrore. Ci sono in terra e sul mare uomini cosí fortunati – oppure cosí disprezzati dal destino e dal mare».

Trama
Mentre naviga nel mar della Cina, il Nan-Shan, che riporta nella loro patria dei coolies (lavoratori non qualificati reclutati, spesso con la forza o con contratti capestro, in India e sulle coste della Cina nel XIX e agli inizi del XX) cinesi, affronta un tifone terribile. In questa situazione drammatica in cui nessuno conosce l’uscita, i personaggi rivelano il loro vero carattere: il capitano silenzioso Mac Whirr dà prova di un coraggio e di una presenza di spirito all’altezza delle sue funzioni, mentre il suo primo tenente cede al panico, al contrario del secondo e del capo meccanico, che si mostrano eroici. La nave finisce per guadagnare un buon porto, ma un altro dramma esplode durante la traversata: nel corso della tempesta, numerosi passeggeri hanno perso i loro averi, e la situazione è esplosiva. Mac Whirr manifesta di nuovo il suo sangue freddo e, effettuando una divisione equa del denaro restante, riesce a calmare la sommossa.
Tifone è un romanzo la cui stesura iniziò nel 1899 e che venne pubblicato a puntate sul Pall Mall Magazine tra il gennaio ed il marzo del 1902; venne stampato per la prima volta sotto forma di volume completo a New York dalla casa editrice Putnam nello stesso anno e fu pubblicato in Gran Bretagna sotto il titolo Tifone ed altre storie (Typhoon and Other Stories) dalla Heinemann nel 1903.

Crediti
 Joseph Conrad
 Tifone
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Quotes per Joseph Conrad

Voi sapete quanto io odii, detesti, ripugni la menzogna, non perché io sia più schietto del resto dei mortali ma semplicemente perché la menzogna m'atterrisce. C'è in essa un lezzo di morte, un alito di corruzione, che è proprio quel che io più odio e detesto al mondo, quel che vorrei dimenticare. Mi avvilisce e mi nausea, come quando capita di mordere qualcosa di marcio. Questione di temperamento, suppongo.

E quel negro infame, si buttò contro la fenditura, e vi incollò le labbra mormorando: Aiuto!, con voce quasi spenta, poi vi premette la testa contro cercando freneticamente di uscire da quello spacco di tre centimetri di larghezza e otto di lunghezza. Nello sato di abbattimento in cui ci trovavamo, restammo addirittura paralizzati per questo suo incredibile tentativo. Pareva impossibile cacciarlo via di là.  Il negro del Narciso

Si scrive soltanto una metà del libro, dell'altra metà si deve occupare il lettore.

Parliamo con indignazione o entusiasmo; parliamo di oppressione, crudeltà, crimine, devozione, sacrificio di sé, virtù, e non conosciamo nulla di concreto dietro le parole. Nessuno sa che cosa significhi la sofferenza e il sacrificio — eccetto, forse, le vittime dello scopo misterioso di queste illusioni.

Metti a nudo il tuo cuore, e la gente starà ad ascoltarti per quello - e solo quello è interessante.