Nel mezzo della catastrofe senza precedenti della Prima Guerra Mondiale, mentre le nazioni europee si dissanguavano nelle trincee per decidere a chi spettasse il predominio sui mercati globali, il movimento operaio internazionale subì il suo tracollo più drammatico. I dirigenti della Seconda Internazionale, che per decenni avevano predicato la solidarietà proletaria contro i padroni, di fronte allo scoppio del conflitto scelsero di appoggiare i rispettivi governi borghesi, votando i crediti di guerra e mandando i propri militanti a massacrarsi a vicenda in nome della difesa della patria. Questo tradimento non fu un fulmine a ciel sereno, ma il risultato di un lungo processo di logoramento ideologico. Il periodo di pace e di prosperità relativa vissuto dall’Europa tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento aveva permesso la formazione di un’aristocrazia operaia e di una burocrazia sindacale e di partito profondamente integrate nel sistema capitalistico. Questi leader, godendo delle briciole dei superprofitti derivanti dallo sfruttamento coloniale, avevano lentamente abbandonato la prospettiva rivoluzionaria per abbracciare l’illusione di una transizione pacifica e parlamentare al socialismo. Il loro errore teorico fondamentale, e più fatale, riguardava proprio la natura dello Stato. Invece di vederlo, come insegnava Marx, come uno strumento di oppressione di classe da abbattere, lo consideravano un ente neutrale, un arbitro al di sopra delle parti che il proletariato avrebbe potuto semplicemente conquistare e utilizzare per i propri fini. Contro questa mistificazione letale, Lenin sentì l’urgenza di ristabilire la verità della dottrina marxista, purgandola dalle incrostazioni revisioniste, per armare politicamente e teoricamente le masse in vista dell’imminente tempesta rivoluzionaria.
La questione dello Stato assume al giorno d’oggi un’importanza enorme, sia dal punto di vista teorico che da quello politico-pratico. La guerra imperialista (1914) ha accelerato e acutizzato straordinariamente il processo di trasformazione del capitalismo monopolistico in capitalismo monopolistico di Stato. L’oppressione mostruosa delle masse lavoratrici da parte dello Stato, che si fonde sempre più strettamente con le onnipotenti associazioni dei grandi capitalisti, assume proporzioni sempre più mostruose. I paesi avanzati si trasformano in vere e proprie prigioni militari per gli operai. Gli inauditi orrori e le calamità di questa guerra interminabile rendono insopportabile la situazione delle masse, accrescendo la loro indignazione. La rivoluzione proletaria internazionale sta chiaramente fermentando e la questione del suo atteggiamento verso lo Stato acquista un’importanza pratica enorme. Gli elementi opportunisti accumulati durante i decenni precedenti di sviluppo relativamente pacifico hanno creato la corrente del socialimperialismo predominante nei partiti socialisti ufficiali di tutto il mondo. Questa corrente – socialismo a parole e imperialismo nei fatti – si distingue per l’adattamento vile e servile dei capi del socialismo non solo agli interessi della propria borghesia nazionale, ma precisamente agli interessi del proprio Stato, poiché la maggior parte delle cosiddette grandi potenze da lungo tempo sfrutta e asservisce molte piccole e deboli nazioni. E la guerra imperialista è appunto una guerra per la spartizione e la ridivisione di questo tipo di bottino. La lotta per strappare le masse lavoratrici all’influenza della borghesia in generale e della borghesia imperialista in particolare è impossibile senza una lotta radicale contro tutti i pregiudizi opportunistici riguardanti lo Stato.
La lotta contro questi pregiudizi non è, dunque, una disputa accademica tra eruditi del marxismo, ma una questione di vita o di morte per il proletariato. Lenin ripercorre sistematicamente gli scritti di Marx ed Engels, da Il Manifesto alla Critica del Programma di Gotha, soffermandosi in particolare sulle lezioni tratte dalla Comune di Parigi del 1871. La conclusione a cui giunge, oscurata dai menscevichi e dai socialdemocratici tedeschi guidati da Kautsky, è inequivocabile: la macchina statale borghese, con la sua burocrazia, il suo esercito permanente, la sua polizia e i suoi tribunali, non può essere semplicemente rilevata e fatta funzionare per scopi diversi. Essa è stata forgiata specificamente per reprimere le masse e proteggere il capitale; pertanto, la prima condizione di ogni vera rivoluzione è la sua distruzione totale, il suo spezzamento. Solo dopo aver frantumato questa macchina oppressiva, il proletariato vittorioso potrà organizzarsi in classe dominante, instaurando una dittatura di transizione (lo Stato proletario o semi-Stato) necessaria per sconfiggere la resistenza degli espropriatori. Ma, a differenza dello Stato borghese, questo nuovo organismo nasce già con l’intento di estinguersi. Man mano che le differenze di classe verranno meno e la gestione della produzione e della distribuzione diventerà un compito amministrativo alla portata di tutti, l’esigenza di una forza coercitiva speciale scomparirà. L’amministrazione delle cose sostituirà il governo sugli uomini. Difendere l’idea che lo Stato si possa riformare dall’interno, come sostenevano i socialsciovinisti, significava per Lenin condannare i lavoratori a rimanere eternamente schiavi salariati, ingannati dall’illusione democratica di un suffragio universale che serve solo a decidere quale membro della classe dominante debba opprimerli per i successivi quattro o cinque anni. La stesura di Stato e rivoluzione fu interrotta dall’irrompere degli eventi del 1917, ma il suo messaggio, forgiato nel fuoco dell’azione, rimase il manifesto programmatico più audace per scardinare definitivamente il vecchio ordine e gettare le basi per la costruzione di una società in cui l’umanità potesse finalmente fare a meno di qualsiasi apparato repressivo separato da sé.
Aristocrazia operaia: Strato privilegiato del proletariato dei paesi imperialisti che beneficia dei superprofitti coloniali. Secondo Lenin, questo gruppo costituisce la base sociale del riformismo e del tradimento della solidarietà internazionale.
Imperialismo: Fase suprema del capitalismo caratterizzata dal dominio dei monopoli e del capitale finanziario. Nel testo è descritto come il motore della guerra per la spartizione globale delle risorse tra le grandi potenze.
Opportunismo: Tendenza politica che sacrifica gli interessi fondamentali del movimento rivoluzionario per vantaggi immediati e parziali. Si manifesta nell’adattamento ai governi borghesi e nella difesa della patria capitalista.
Revisionismo: Corrente del socialismo che mira a modificare i principi del marxismo, negando la necessità della rivoluzione. Propugna l’idea che lo Stato possa essere democratizzato e utilizzato per una transizione pacifica.
Spezzamento: Concetto leniniano che indica la distruzione materiale dell’apparato burocratico e militare dello Stato borghese. È considerato il prerequisito indispensabile per la vittoria di ogni autentica rivoluzione proletaria.
Stato e rivoluzione
Sezione: Prefazione alla prima edizione (scritta nell'agosto 1917).
Pubblicazione in Italia: Gennaio 1974
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