Hanno inventato il concetto di putiniano, è uno pseudo concetto che serve a falsificare la realtà. La realtà è che siamo di fronte a un conflitto fra potenze. La Russia non è più sovietica, è diretta da una élite di magnati, di oligarchi. Con il socialismo non ha niente a che fare. Ma questo non è il problema che turba i magnati dell’Occidente. Il vero problema è che loro ritengono che la Russia abbia ancora una forza militare preoccupante, quindi bisogna tagliargli le unghie, come si diceva una volta.
Portando argomenti ovviamente nobili, la libertà, ecc, ecc..
Ma la sostanza non cambia, è questa.
La Cina è una potenza economica gigantesca ma non ha le armi che hanno gli Stati Uniti.
La Russia le ha, ma non è più una potenza economica.
Allora bisogna colpire prima la Russia e fare piazza pulita di quell’arsenale.
Poi toccherà alla Cina. […]
Questo è nella zucca dei portatori di libertà a casa altrui: intervenire contro la potenza residuale della Russia perché ha armi preoccupanti. Risolto quel problema, toccherà alla Cina. Per poi dominare il mondo. Nella testa di questi signori non c’è qualcosa di diverso.
Dopodiché, definire putiniano chi lo fa notare è di una stupidità sublime.
Rischio dell'ignoranza strutturale ⋯
Quando la democrazia diventa un fine in sé senza considerare la competenza di chi governa, rischiamo di affidare il destino comune all'ignoranza strutturale.
Jason Brennan Contro la democrazia
Saggistica politica, Epistemologia
Democrazia proletaria autentica ⋯
I consigli operai rappresentano la forma autentica di democrazia proletaria dove i lavoratori decidono collettivamente sulla produzione. Questa organizzazione elimina la separazione tra dirigenti ed esecutori, trasformando il lavoro alienato in attività autogestita.
Anton Pannekoek I consigli operai
Politica, Economia
Quando l'avversario diventa nemico ⋯
La democrazia non è solo il governo della maggioranza, ma la protezione della minoranza. Quando la politica diventa una guerra tra identità inconciliabili, il dibattito muore e la violenza diventa l'unica forma di comunicazione rimasta. L'avversario diventa un nemico da eliminare.
Michael Ignatieff L'onore del guerriero. Guerra etnica e coscienza moderna
Filosofia politica, Saggistica
La vertigine è seduzione verso la rovina ⋯
Chiameremo vertigine ogni attrazione il cui primo effetto sorprenda e sconcerti l'istinto di conservazione. L'essere si trova trascinato verso la propria rovina e quasi convinto dalla visione stessa del proprio annientamento a non resistere alla potente esortazione che lo seduce con il terrore.
Roger Caillois I giochi e gli uomini
Sociologia, Antropologia, Saggistica
Quando i privilegi rendono schiavi ⋯
I privilegi fanno schiavi dei e uomini.
Eraclito di Efeso Frammenti
Filosofia presocratica, Frammento, Critica sociale
La pace è finita di Lucio Caracciolo
Questo saggio analizza la fine dell’era di stabilità seguita alla Guerra Fredda e il ritorno di una forte competizione tra le grandi potenze. Caracciolo esplora le nuove fratture geopolitiche, sostenendo che l’illusione di una pace globale permanente è svanita. Il libro offre una mappa per comprendere le dinamiche attuali, le ambizioni di attori come Russia e Cina e le debolezze strutturali dell’Occidente, fornendo un contesto cruciale per interpretare i conflitti contemporanei non come incidenti isolati, ma come parte di una ristrutturazione sistemica del potere mondiale.
Il secolo cinese di Federico Rampini
L’opera descrive l’inarrestabile ascesa della Cina come superpotenza globale, esaminando le sue implicazioni economiche, tecnologiche e militari per l’ordine mondiale guidato dagli Stati Uniti. Rampini illustra come Pechino non si accontenti più di un ruolo secondario, ma persegua attivamente una strategia per diventare la nazione dominante del ventunesimo secolo. Il libro mette in luce la dualità della relazione tra Occidente e Cina, sospesa tra interdipendenza economica e crescente rivalità strategica, un tema centrale anche nell’analisi del testo fornito.
Chi sono i padroni del mondo? di Noam Chomsky
In questo testo, Noam Chomsky offre una critica radicale della politica estera americana, sostenendo che le sue azioni siano guidate dalla ricerca del dominio globale e dal controllo delle risorse, piuttosto che da ideali di libertà e democrazia. L’autore smaschera la retorica ufficiale, rivelando come essa serva a giustificare interventi militari e pressioni economiche volti a mantenere l’egemonia. L’analisi di Chomsky si allinea perfettamente con l’idea, espressa nel testo, che dietro le nobili cause si celi una spietata logica di potenza.





















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