Loui JoverDa quanto abbiamo esposto deriva che ha una parte molto migliore colui che non conta che su sé stesso e che può in tutto esser tutto a sé stesso. Cicerone ha detto «Colui che basta a sé stesso e che mette in sé solo tutte le cose sue non può non esser felicissimo» Paradox. II. Inoltre più un uomo ha in sé, meno gli altri possono essergli qualche cosa. Si è un tal sentimento, di poter esser sufficiente a sé stesso, che impedisce all’uomo di vaglia e ricco all’interno, di fare alla vita comune quei grandi sacrifici che essa esige, e molto meno ancora di ricercarla a prezzo d’una notevole abnegazione di sé stesso. Si è il sentimento opposto che rende gli uomini ordinari così socievoli e così trattabili: infatti è loro più facile sopportar gli altri che sé stessi. Notiamo pure che ciò che ha un valore reale non è apprezzato nel mondo, e che ciò che è apprezzato non ha valore. Ne troviamo la prova e la conseguenza nella vita ritirata d’ogni persona di merito e di distinzione. Ne segue che sarà per l’uomo eminente far atto positivo di saggezza il limitare, se occorre, i bisogni, non fosse altro per poter conservare ed estendere la propria libertà, e il contentarsi del meno possibile per la propria persona quando il contatto cogli altri individui fosse inevitabile.

Ciò che d’altra parte rende gli uomini sociabili si è che essi sono incapaci di sopportare la solitudine e di sopportare sé stessi quando sono soli. Ed è dal loro vuoto interno e dalla stanchezza di sé stessi che sono spinti a cercare la società, a correre paesi stranieri e ad intraprendere viaggi continuamente. Il loro spirito, mancando della forza necessaria per comunicarsi un movimento proprio, cerca di accrescersela col vino, e molti così finiscono col divenire ubbriaconi. A questo scopo essi hanno pure bisogno dell’eccitamento continuo che viene dal di fuori e specialmente di quello prodotto da individui della loro specie, che è il più energico fra tutti. In mancanza di tale irritazione esterna il loro spirito si accascia sotto il proprio peso e cade in grave letargia Tutti sanno che i mali si sentono meno sopportandoli in comune: pare che fra questi mali gli uomini contino la noia, ed è per questo che si riuniscono allo scopo di annoiarsi insieme. Nello stesso modo che l’amore della vita non è alla fin fine che la paura della morte, così l’istinto sociale degli uomini non è un sentimento diretto, vale a dire non è fondato sull’amore della società, ma sulla paura della solitudine, perocché non è in verità la benefica presenza degli altri che si cerca, ma si fugge piuttosto l’aridità e la desolazione dell’isolamento, e così pure la monotonia della propria coscienza; per togliersi alla solitudine ogni compagnia è buona, anche la cattiva, e ciascuno si sottomette volentieri alla fatica ed alla riservatezza forzata che qualunque società porta necessariamente con sé. — Ma quando il disgusto di tutto ciò ha preso il sopravvento, quando, come conseguenza, la solitudine si ha caparrata la nostra simpatia e noi abbiamo vinto quella prima impressione che essa produce, in modo da non provar quegli effetti che più in alto abbiamo descritti, allora si può a bell’agio restar sempre soli; non si rimpiangerà di certo il mondo, perché non si avrà bisogno diretto di esso, e perché ormai si sarà avvezzi alle conseguenze benefiche dell’isolamento. (Nota dell’Autore).. Si potrebbe dire egualmente che ciascuno di essi non è che una piccola frazione dell’idea dell’umanità, e che ha quindi bisogno di essere addizionato con molti de’ suoi simili per costituire in certo modo una coscienza umana intera; invece l’uomo completo, l’uomo per eccellenza, non è una frazione, ma rappresenta una unità intera e di conseguenza basta a sé stesso. Si può, in questo senso, paragonare la società ordinaria a quell’orchestra russa composta esclusivamente di corni, nella quale ogni stromento non dà che una nota; non è che colla loro coincidenza precisa che si produce l’armonia musicale.


Glossario
Crediti
 Arthur Schopenhauer
 Aforismi sulla saggezza nella vita
  Circa la nostra condotta verso noi stessi
  Traduzione Oscar D. Chilesotti
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