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Il libro in sé deve dare l’impressione di essere semplicemente un episodio… com’è in realtà la nostra epoca, e indubbiamente tutte le epoche. La forma, dunque… ma dovrei dire piuttosto il ritmo: il ritmo in senso cinematografico… collegamenti delle parti fra loro. Tempesta, Dolce, dolcezza e tragedia. Cattività? Qualcosa di smorzato, di soffocato, il più possibile cattivo. Dopo non so. L’importante – i rapporti fra le diverse parti dell’opera. Se conoscessi meglio la musica, credo che questo potrebbe aiutarmi. In mancanza della musica, quello che al cinema si chiama ritmo. Insomma, preoccuparsi da una parte della varietà e dall’altra dell’armonia. Nel cinema un film deve avere una unità, un tono, uno stile.

Suite francese”, guarda caso, sarà anche un film, tratto proprio da quest’opera di Irene Nemirovsky, di cui riporto le parole sopra, e che pensava dunque, di costruire, come una sinfonia, ma in cinque parti, muovendo sulla falsariga della “Quinta sinfonia” di Beethoven. Purtroppo, solo due parti saranno completate, poiché la scrittrice fu arrestata e deportata, ad Auschwitz, dove morì di febbre tifoide. Opera letteraria dunque, che resta incompiuta, e che sarà pubblicata postuma nel 2004.

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Una storia questa, che ha davvero dell’incredibile, se pensiamo alla situazione storica in cui è stata scritta, e precisamente, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, durante l’occupazione tedesca in Francia. E in piena invasione militare, con quel nemico che, solitamente ognuno si costruisce, per quel bisogno arcaico, e che qui vi è a tutti gli effetti, e non solo alle porte, ma proprio in casa, l’autrice, francese e per di più ebrea, nonostante le difficoltà che deve affrontare ogni giorno, lo trasfigura, iniziando a scrivere e a concepire, nienteméno che, un’appassionata storia d’amore, tra una giovane francese e un giovane ufficiale tedesco. Una sensibilità reale, che si porta oltre le brutture, per puntare diretta a quell’ umanità che pur deve esserci, anche nel fondo di tanta infamia, come nel cuore di ghiaccio dei nazisti, tant’ è, che descrive il giovane ufficiale con e di una dolcezza che non può non stupirci e allo stesso tempo toccarci. “Dolce” come la composizione di Alexandre Desplat, e titolo originale della seconda parte compiuta del romanzo, da cui Saul Dibb regista, impronterà il suo film.

Suite Française OST (Alexandre Desplat) - Piano David Escudero

La stessa composizione del soldato tedesco – che qui prende il nome poi dato al libro e al film: “Suite francese” – che proprio su queste note, muoverà verso la ragazza straniera in casa propria, con un’armonia imprevista nel flusso conflittuale, che finirà per avvolgerli, rendendo possibile l’impossibile, e umano ciò che era designato ad essere inumano.
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Non una parola fu mai pronunciata sui nostri veri sentimenti, non una parola sull’amore. Dopo la guerra mi giunse notizia che Bruno era morto, ma forse era soltanto scomparso, come me. Col tempo cercai di dimenticare le persone che avevo perso, ma la musica mi riporta sempre a lui.

Il film del regista britannico, ci rende, seppur in altra forma, una vera e propria testimonianza scritta, quella della stessa autrice e, in entrambi, si evidenzia una descrizione poderosa, un ritmo impeccabile in cui si muovono succedendosi e interagendo in quelle che sono le infinite variabili umane, gli individui in collettività travolti dalla Storia.

Lei pensava: Individuo o collettività?… Eh! Dio mio! Questa non è nuova, non hanno inventato niente. i nostri due milioni di morti, durante l’altra guerra, sono stati sacrificati allo stesso “spirito dell’alveare”! Loro sono morti… e venticinque anni dopo… Che inganno! Che vanità!… Ci sono leggi che regolano il destino degli alveari e dei popoli, ecco tutto! La stessa anima del popolo, probabilmente, è retta da leggi che a noi sfuggono, o da capricci che non conosciamo. Povero mondo, così bello, così assurdo… Ma quel che è certo è che fra cinque, dieci o vent’ anni questo problema, che secondo lui è il problema del nostro tempo, non esisterà più, sarà sostituito da altri… Mentre questa musica, questo rumore della pioggia sui vetri, questo lugubre scricchiolio del cedro nel giardino di fronte, quest’ora così dolce, così strana in mezzo alla guerra, questo non cambierà… E’ eterno…

Suite Française - Beethoven

Eterno come il pensiero che l’orrore ha scisso, e in quello spazio che si viene a creare, nella divisione fra essere e pensiero, sovente si insinua quel male, striato comunque di amore; quell’amore, che come lo stesso essere, è sempre smarrito e da ritrovare.

Crediti
 • Anna Maria Tocchetto •
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