⋯ Alberto Sughi ⋯

Nei pochi anni in cui venne confinato nel manicomio, Hans imparò ad osservare la natura come non aveva mai fatto prima. In breve, i ricordi sommersero a tal punto la sua coscienza che non poté più osservare fuori della sua finestra il trascolorare del giorno senza piangere di dolore. In ogni pianta, Hans vedeva tutte le piante che avevano attraversato i suoi occhi; in ogni foglia tutte le foglie, in ogni nervatura della foglia tutte le innumerevoli nervature di tutte le foglie. Era una vertigine in cui il tempo si fermava e le cose si raggrumavano nei contorni loro, come una malattia irrigidita in una lacuna di tempo e spazio, quasi fosse un ragno dondoloni sulla sua tela. In quelle voci ingenue, Hans intese il riaffiorare del demonio. La discordia tra il cuore e la mente chiuse in una tela il suo pensiero, finché l’ipermnesia divenne compresenza di ogni emozione, nel tempo verticale della mente. La mente, ora, s’era fatta amica della natura, e l’eternità. Immerso nell’estasi sospesa, il suo corpo rifiutava la vita. La morte, per ingannare l’uomo, sceglie sempre la via della gioia; perché, alla gioia, l’uomo è più vulnerabile. La gioia rende i corpi permeabili alla luce terrena: così, scagliandolo nel vortice dell’essere, perde l’individuo: La musica non è che l’arte di rendere linguaggio questo inganno. E infatti, sempre più, ora, la musica ricongiungeva Hans, chiuso in quella stanzetta di manicomio, all’istante irripetibile. Il grande cuore dell’universo in lui sempre di nuovo riprendeva a battere, simultaneo al pensiero di dio: Per lui non c’era più posto, nella Creazione. Il Dio degli enigmi non trattiene presso di sé che gli idioti e gli infelici. Non c’è redenzione per chi ha penetrato troppo a fondo la natura rivelata.

Crediti
 • Alessandro Zignani •
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