Non possiamo farci incantare dalla bellezza e rimanere indifferenti di fronte al male, né viceversa possiamo lasciarci risucchiare dal gorgo del male e ignorare il richiamo salvifico della bellezza. La profondità della nostra percezione estetica viene misurata dalla profondità della nostra sensibilità etica; e viceversa: l’autenticità della nostra sensibilità etica viene verificata dall’autenticità della nostra sensibilità estetica. Il desiderio di bene e di giustizia è sempre associato al desiderio di bellezza, e il desiderio di bellezza è autentico quando è anche desiderio universale di bene e di giustizia. Ha scritto Luigi Zoja, psicanalista junghiano di fama internazionale, in un saggio la cui prospettiva di fondo condivido totalmente: Se oggi interroghiamo il nostro mondo interiore sul suo bisogno più assoluto e originario, la risposta sarà un bene in cui la giustizia non è separabile dalla bellezza.
Occorre tenere insieme queste due dimensioni (l’attenzione verso la bellezza e l’attenzione verso la giustizia) che sembrano estranee, per non dire opposte, ma che afferiscono entrambe alla verità del nostro rapporto con il mondo. Solo così si serve l’integrità della vita e si custodisce l’integrità della coscienza. Affermare la bellezza non significa quindi cessare di vedere il male attorno a sé, non significa scambiare questo mondo di ferro per un mondo di fiori; significa però non lasciarsi privare dell’incanto del contatto con il bello e della gioia che ne viene. # # #garzanti







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