
Democrito, che per primo creò un fondamentale e generale schema dell’interpretazione scientifica della natura, coglie subito anche il problema filosofico in essa nascosto. Per essere rappresentato, il movimento esige il vuoto: ma lo spazio vuoto non è in sé stesso un dato sensibile, non è una realtà oggettiva. Diventa pertanto impossibile riferire e legare all’ essere il pensiero scientifico, come l’idealismo eleatico aveva tentato di fare: il non essere diventa invece parimenti un concesso necessario indispensabile. Dominare col pensiero la stessa realtà empirica non è possibile senza questo concetto. Rifiutandolo, gli Eleati non solo hanno tolto al pensiero uno strumento fondamentale, ma hanno distrutto i fenomeni stessi precludendosi la possibilità di intenderli e di riconoscerli nella loro molteplicità e mutevolezza. Il concetto di non essere non è quindi una invenzione dialettica, ma al contrario viene assunto come unico mezzo per difendere il diritto della fisica di fronte alle intemperanze di un idealismo speculativo. Proprio quando si vede nei fatti stessi la suprema unità di misura per tutte le concezioni concettuali, quando non si riconosce altro scopo dei concetti che quello di rendere intelligibile il fatto del movimento e quindi della natura, bisogna ammettere che in questo fatto si trova racchiuso un elemento che si sottrae all’intuizione diretta. Lo spazio vuoto è necessario per i fenomeni, sebbene esso non possegga la forma sensibile di esistenza che hanno i singoli fenomeni concreti.
Interpretazione scientifica della natura
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