IO è fatto di tutto
Un’inflessione in una frase, non è un altro io che tenta di apparire? Se è mio il SÌ, il NO è un secondo io? Io è pur sempre provvisorio cangiante di fronte al tal dei tali, io ad hominem che muta in un’altra lingua, in un’altra arte e gravido d’un nuovo personaggio, che un accidente, un’emozione, una botta sul cranio libererà escludendo il precedente e spesso, tra lo stupore generale, prendendo forma all’istante. Dunque, era già in tutto e per tutto costituito. Forse non si è fatti per un solo io. Il torto è di attenervisi. Pregiudizio dell’unità. Sempre a volontà, che impoverisce e sacrifica. In una duplice, triplice, quintupla vita, si starebbe più a proprio agio, meno rosi e paralizzati dal subconscio ostile al conscio ostilità degli altri io spodestati. La più grande fatica di una giornata e di una vita potrebbe essere dovuta allo sforzo, alla tensione necessaria per conservare uno stesso io malgrado le continue tentazioni di cambiarlo. Si vuole troppo essere qualcuno. Non c’è un io. Non ce ne sono dieci. Non c’è io. IO non è che una posizione d’equi-librio. Una, tra mille altre continuamente possibili e sempre disponibili.


 
Crediti
 • Henri Michaux
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