
Di fronte a questo desiderio Franz era di parere discorde. Un po’ voleva e un po’ non voleva. Talvolta prevaleva l’ostilità, specialmente quando, ritornato a Praga, dovette mettersi a raccogliere dal mucchio dei suoi manoscritti e particolarmente dalle pagine dei Diari le brevi prose, che, secondo lui, meritavano di essere stampate, e quando si trattò di limarle con molto scrupolo consultando il Grimm e disperandosi per l’incertezza delle norme sull’interpunzione e di certi particolari ortografici. Dopo i saggi che avevo portato a Lipsia l’editore si era dichiarato disposto a pubblicare (erano tempi beati!), e Franz doveva soltanto inviare il manoscritto definitivo. Allora si mise a fare i capricci, vedeva brutto tutto ciò che aveva scritto e affermava che il lavoro di raccolta dei vecchi pezzi senza valore gli impediva di produrre opere migliori. Ma io non mollai.







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