Io non parlo, sono parlato

È la folla come fallo, è l’errore di massa. Non l’erranza. È finita quell’erranza, il nomadismo, il pensiero libertino. Dove c’è qualità si muore. Si tocca il filo rosso. Crepi. È corto circuito. Nelle mie rare apparizioni televisive, così come in scena, ho sempre cortocircuitato. Mi è congenito, non spendo nulla, io balbetto, sono parlato, non parlo. Me ne strafotto dei problemi sociali. Non mi riguardano. E questo non si fa. Bisogna mentire. Non si può dire che l’uomo ci fa schifo. Che la razza umana mi ripugna. La specie, la progenitura, la coppia, il condominio, i centri sociali. Tutti piccoli lager. Non hanno il coraggio di ammetterlo. E così la democrazia scagiona i lager perché è tutta un lager. Da cottolengo patriottico. Questa è la mediazione dell’espressione. L’opinione è di massa. Costanzo interroga delle casalinghe, la massa si esprime, santifica il parere della gente comune. Consolatorio. Demagogico. “Vedete c’è chi si fotte di voi, anche voi potete parlare, dire la vostra”. È un teatraccio dei buoni sentimenti, e poi ci sono gli agguati e le bombe fuori teatro per la gente comune. Ma la “gente comune” è un luogo comune. Il buonsenso non può mai essere comune. È sensibilitudine, delicazzitudine. Siamo in pieno Lewis Carroll. Purché nulla accada. I fatti vengono informati. I cormorani dall’Australia spacciati come vittime di Saddam. Questa è la mediazione. Questa è la stampaccia di Stato.

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