Ipertrofizzazione dell'intellettualismoIo amo la foresta. Male si vive nella città: vi sono troppi libidinosi» (v. Gaia scienza p. 109). Questa ed altre considerazioni della stessa natura indussero alcuni grandi interpreti nietzscheani a riconoscere nella metropoli uno spazio di ipertrofizzazione dell’intellettualismo, il luogo culmine della decadenza in cui l’uomo finisce col consumarsi e dissolversi. Già nel suo scritto del 1913 L’uomo e la terra Klages preconizza i rischi dell’accelerazione della vita, dell’espansione urbana, del capitalismo, dell’utilitarismo economico, del consumismo e dell’ideologia del progresso. Nella sua opera specificatamente incentrata su Nietzsche egli mostra poi come l’esperienza metropolitana – in una prospettiva di antagonismo originario tra fare esperienza e pensare, nonché tra anima e spirito – costituisca l’elemento più deleterio e desertificante della storia dell’uomo, ormai ridotto a vivere: In un tempo in cui […] le immense città ricoperte di filo metallico sembrano oasi sempre più insicure all’interno di un deserto che continua a espandersi sulla superficie della terra, nella quale la sopravvivenza dell’ultimo albero della foresta vergine è solo ancora questione di pochi anni, dove l’umanità di una volta, l’umanità dei templi, dei culti, delle immagini divine, assassinata dai colpi della «civilizzazione (Zivilisation) giace negli spasmi della morte […].

Crediti
 Pinterest • Michael Wilkinson  • 




Quotes per Friedrich Nietzsche

Un'anima che si sa amata, ma che non sa amare, rivela la propria feccia - ciò che vi è di più basso viene in superficie.

Frequentando i dotti e gli artisti ci si sbaglia facilmente nella direzione opposta: dietro a un dotto straordinario si trova non di rado un uomo mediocre e dietro un artista mediocre si trova spesso perfino - un uomo veramente straordinario.

In tutti i tempi gli uomini più profondi hanno avuto compassione degli animali, proprio perché essi soffrono della vita, ma non hanno la forza di rivolgere la punta del dolore contro sé stessi e di comprendere metafisicamente la loro esistenza; il vedere il dolore senza senso suscita anzi ribellione nel più profondo dell'anima.  Schopenhauer come educatore

Talvolta per amore degli uomini si abbraccia il primo venuto (poiché non si possono abbracciare tutti gli uomini): ma è proprio ciò che non si può rivelare al primo venuto...

Senonché, ditemi, oh uomini, chi di voi è mai capace di amicizia? O quanta miseria in voi, o uomini, e quanta avarizia dell'anima! Ciò che voi date all'amico, io la darei anche al mio nemico, e non ne diverrei per questo più povero. Esiste il cameratismo: potesse esistere anche l'amicizia!