Noam Chomsky smonta con precisione analitica la narrazione dominante secondo cui l’Iran sarebbe una delle principali minacce alla stabilità internazionale. Questa rappresentazione, ampiamente diffusa nei media occidentali e nelle dichiarazioni ufficiali degli Stati Uniti e di Israele, si basa su una costruzione ideologica piuttosto che su una valutazione oggettiva della realtà. Il cosiddetto pericolo iraniano non nasce tanto dalla capacità militare o dalle intenzioni espansionistiche del paese, quanto dal semplice fatto che Teheran rifiuta di piegarsi al volere statunitense e mantiene una certa autonomia geopolitica.
Chomsky sottolinea che l’Iran, pur avendo un programma nucleare civile, non ha mai dimostrato di perseguire la produzione di armi atomiche. Al contrario, le ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) hanno ripetutamente confermato che il programma non aveva finalità militari – almeno fino a quando le pressioni esterne e l’abbandono degli accordi internazionali non hanno spinto il governo a ripensare la propria posizione. Tuttavia, questa distinzione viene sistematicamente ignorata nella narrazione pubblica, dove l’Iran viene dipinto come un passo dall’arma atomica, mentre altre potenze nucleari modernizzano apertamente i propri arsenali senza subire lo stesso livello di condanna.
Il punto centrale avanzato da Chomsky è che il vero peccato dell’Iran non è né il nucleare né il terrorismo, bensì la sua indipendenza. A differenza di molti alleati degli Stati Uniti nel Medio Oriente – come Arabia Saudita, Egitto o Kuwait – l’Iran non obbedisce agli ordini di Washington, non accetta il primato economico-statunitense nella regione e sostiene attori regionali che sfidano l’egemonia israeliana e statunitense. Questa autonomia politica, nonché il legame con movimenti come Hezbollah, lo rende un soggetto intollerabile per la strategia imperiale.
L’autore mette in evidenza anche il ruolo delle sanzioni economiche, vere e proprie armi di guerra non convenzionali. Decenni di embargo hanno distrutto l’economia iraniana, colpendo soprattutto i settori sanitari e alimentari, causando sofferenze enormi tra la popolazione civile. Eppure, queste misure vengono presentate nei media come strumenti pacifisti di pressione diplomatica, anziché come forme legalizzate di aggressione economica. La contraddizione è lampante: mentre l’Iran è accusato di destabilizzazione, sono gli Stati Uniti a imporre una forma di guerra permanente senza sparare un solo colpo.
Chomsky richiama inoltre l’attenzione sulle vere minacce alla pace mondiale: le potenze nucleari che investono miliardi nella modernizzazione dei propri arsenali, l’espansione della NATO verso est, il militarismo crescente di Israele e l’assenza di qualsiasi meccanismo effettivo di controllo democratico sui processi decisionali militari. In questo contesto, il focus ossessivo sull’Iran appare sempre più come una distrazione strategica, utile a giustificare nuove guerre preventive e operazioni segrete.
Un aspetto cruciale dell’analisi chomskiana riguarda infine la costruzione del nemico. L’Iran non è stato identificato come minaccia a causa di ciò che ha fatto, ma a causa di ciò che rappresenta: un modello alternativo di governance regionale, un polo di resistenza anti-imperiale e un’entità che osa disobbedire. Per questo motivo, la narrativa ufficiale lo dipinge come un regime fanatico, fondamentalista e irrazionale – una semplificazione distorta che serve a legittimare interventi futuri.
Chomsky conclude che finché il dibattito pubblico continuerà a basarsi su questa costruzione ideologica, ogni discussione sulla pace e sulla sicurezza globale resterà vuota. Per comprendere realmente le dinamiche di potere, è indispensabile guardare oltre la superficie e smascherare la logica imperiale che alimenta la paura.
Il libro smonta miti e narrazioni ufficiali, rivelando come il potere globale si fondi su strutture di dominio economico, politico e ideologico. Attraverso analisi storiche e geopolitiche, mostra una realtà fatta di ipocrisie, guerre, disuguaglianze e controllo, denunciando la distanza tra retorica democratica e pratica del potere.
Analisi del libro *Chi domina il mondo* di Noam Chomsky pubblicato in Italia nel 2017.
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