Israele e Palestina: dalla colonizzazione alla lotta per la liberazioneDopo la seconda guerra mondiale al sionismo è stato permesso di diventare un progetto coloniale, in un periodo in cui il colonialismo veniva rifiutato dal mondo civilizzato, perché la creazione di uno stato ebraico offriva all’Europa, e in particolare alla Germania occidentale, una facile via d’uscita dai peggiori eccessi dell’antisemitismo. Israele è stato il primo a riconoscere «una nuova Germania»; in cambio ha ricevuto molti soldi, ma anche, cosa ben più importante, carta bianca per trasformare l’intera Palestina in Israele. Il sionismo si è posto come soluzione all’antisemitismo, ma è diventato la ragione principale della sua prolungata presenza. Questo «patto» non è nemmeno riuscito a sradicare il razzismo e la xenofobia che ancora si trovano nel cuore dell’Europa, e che hanno prodotto il nazismo nel continente e un brutale colonialismo al di fuori di esso. Che il razzismo e la xenofobia siano ora rivolti contro i musulmani e l’islam è un fatto intimamente connesso alla questione israelo-palestinese, e potrebbe essere ridimensionato una volta trovata una risposta autentica a tale questione.
Tutti meritiamo un finale migliore per la storia dell’Olocausto. Questo potrebbe comprendere una Germania fortemente multiculturale che indichi la strada al resto d’Europa, una società statunitense che affronti con coraggio i crimini razziali del suo passato, un mondo arabo che estrometta barbarie e disumanità…
Ma niente del genere può accadere se continuiamo a cadere nella trappola di trattare i miti come verità assolute. La Palestina non era vuota e il popolo ebraico aveva altri luoghi da poter chiamare casa, la Palestina è stata colonizzata – non «redenta» –, e la sua gente non se ne è andata volontariamente nel 1948, ma è stata espropriata. I popoli colonizzati, anche secondo la Carta delle Nazioni Unite, hanno il diritto di lottare per la loro liberazione, anche con un esercito, e la conclusione positiva di tale lotta sta nella creazione di uno stato democratico che includa tutti i suoi abitanti.

Crediti
 Ilan Pappé
 Dieci miti su Israele
  Traduzione di Federica Stagni, postfazione di Chiara Cruciati
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