Kashgar: Cina e Asia centrale
Di fango son le case, di fango son le strade, le moschee, le tombe.
Solo Mao è di granito. Una delle poche, gigantesche statue del Grande Timoniere che oggi sopravvivono è proprio qui, dove meno è di casa: in mezzo all’oasi di Kashgar, ai bordi del deserto più terrificante del mondo, il Taklamakan, ai piedi delle più alte montagne, il Pamir, nell’angolo più occidentale della provincia più occidentale della Cina, il Xinjiang.
Torreggiante sul labirinto medievale di questa città d’ocra brulicante di gente dall’aspetto antico, di pecore, muli e cammelli, la statua di Mao alta diciotto metri appare bizzarra, sproporzionata, fuori posto.
Gli abitanti di Kashgar sono ferventi musulmani e come tali rifuggono da qualsiasi immagine della divinità; sono uighur, una minoranza etnica nella Repubblica Popolare Cinese, e quindi pieni di risentimento per qualsiasi cosa che rammenti loro apertamente il fatto di essere governati e dominati dalla razza prevalente: gli Han.

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