Ellen Rogers
La questione del perspectivismo merita una riflessione che vada oltre le sue formulazioni abituali. Non si tratta di decidere se le prospettive siano equivalenti, ma di capire in che condizioni le coscienze operano quando cercano di cogliere il reale. Ogni coscienza è limitata, ogni visione è parziale, ogni accesso alla realtà è filtrato da meccanismi che la natura ha messo in campo per garantire la sopravvivenza. Questa barriera adattiva modella le nostre facoltà cognitive primarie, incanalando gli stimoli sensoriali esterni entro un perimetro ristretto di risposte predeterminate che impediscono una comprensione globale del mondo fisico.

Il perspectivismo è troppo ottimista quando ci fa credere che le diverse coscienze mantengano prospettive sull’universo più o meno equivalenti nella loro potenza, nella loro veracità, almeno per quanto riguarda le coscienze individuali dell’umanità. Il fatto, invece, è che ogni coscienza esistente possiede per sé solo una minuscola finestra attraverso cui appena può intravedere la realtà e da ciascuna di quelle cavità percettive accedono solo a frammenti miserabili di ciò che realmente accade nel mondo. Non si tratta di prospettive, ma di buchi appena illuminati in mezzo a una cecità generale, buchi attraverso cui si affacciano le coscienze cercando di cogliere un po’ del reale, appena il sufficiente per poter sussistere in esso, per potersi muovere nel suo ventre oscuro e minaccioso.

La natura stessa dello sviluppo psichico ha posto la limitazione, l’accecamento autoinflitto, come una pauta strutturale delle coscienze. Una scarsità molto grande di informazione le ridurrebbe all’impotenza, all’incapacità di fare i conti con gli eventi che non controllano, con le tempeste di accadimenti che le assillano. Un eccesso di informazione le sopraffarebbe, riducendole alla confusione interna, all’indecisione, alla mancanza di discernimento per giungere all’azione efficace. Così che ogni coscienza vela a sé stessa la realtà e somma cecità autonoma alla cecità preesistente nella sua interazione con il mondo. In quelle condizioni di precarietà ormai non meramente subita ma assunta organicamente, le coscienze si procreano e rigenerano, scivolano e crescono, pullulano dove possono.

But a sua volta è troppo pessimista il perspectivismo quando ci invita a supporre coscienze puntuali con visioni puntuali della realtà che le circonda, legate all’ambito del loro cono di luce percettiva, navigando in solitario con le loro rudimentali lanterne mentali l’oscurità senza limiti. Lo è perché, in verità, le coscienze comunicano, non sono mai isolate tra loro. Anche se spazio-temporalmente sembrano disconnesse sono minimamente in comunicazione per il fatto di condividere un medesimo universo e nutrirsi della medesima onnipresente fonte di ogni informazione, che consta di elementi e comportamenti permanenti.

Certo che qui si potrà sostenere che non c’è un’unica realtà, esacerbando il perspectivismo verso un soggettivismo ontologico, pagando con ciò il prezzo di affermare al tempo stesso l’incomunicazione completa delle coscienze che non entrano in contatto e perfino di quelle che entrano in contatto, la cui comunicazione non potrebbe essere altro che un dialogo su premesse e codici incongruenti tra loro. Per questo l’unicità della realtà è l’ipotesi preliminare, filosoficamente e scientificamente necessaria, per affermare che la comunicazione è sempre possibile tra le coscienze, che la scienza e la filosofia sono possibili, anche se quelle coscienze non si incontrassero mai tra loro, neppure con il fantasma delle loro influenze reciproche nel corso dei secoli.

Nel caso della vita terrestre, a quella comunicazione ontologica a priori che è ciò che un giorno ci permetterà di intenderci con intelligenze provenienti da altri mondi, si aggiunge l’interrelazione genetica, il legame dell’acido desossiribonucleico che fa di tutti gli esseri viventi di questo pianeta azzurro parte di un unico telaio, un tessuto di coscienze intrecciate dal filo invisibile e intergenerazionale della procreazione interminabile e della migrazione di geni. Questo patrimonio molecolare comune garantisce un piano di uguaglianza biologica in cui ogni forma vivente comunica silenziosamente con le altre.

In questo senso la vita terrestre costituisce un’unità biologica, una società genetica, una comunità planetaria, ma anche un’unità di coscienza. Dentro quella società genetica e quell’unità di coscienza il cervello umano costituisce un emergente ipercomunicativo poiché è chiaro che il nostro cervello aguzza attraverso il linguaggio-pensiero la connettività interattiva oltre il genetico e perfino oltre il biologico, ottenendo dall’ambiente materiali per costruire un ambiente simbolico che gli serve da escrescenza potenziatrice e invasiva e con cui punta a espandere la coscienza oltre le frontiere biosferiche.

L’umanità ha raggiunto oggi un’apoteosi di iperattività neuronale-computazionale che la lancia verso un’espansione mentale basata sul potere di condensazione e stoccaggio di informazione in nodi intersoggettivi, intergenerazionali e non organicamente degradabili. Formando un complesso mentale planetario la mente umana e il suo complemento informatico, può rompere l’insignificanza di guardare il mondo attraverso una finestrina soffocante, di visioni precarie e goffe ispirate da religioni, dottrine, ideologie o qualsiasi lettura infima e carica di errori della realtà, e aprirsi un varco con una visione crescente e confortante del tutto cosmico, una nuova forma di autocoscienza collettiva integrata.

Crediti
 Fernando Gutiérrez Almeira
 El complejo mental planetario
 Pinterest • Ellen Rogers  • 
 L'opera descrive i limiti del perspectivismo classico, svelando come ogni singola coscienza acceda solo a frammenti sparsi della realtà circostante. Attraverso la connettività biologica e l'interrelazione genetica, le coscienze superano l'isolamento, fondendosi grazie alla tecnologia in un complesso mentale planetario capace di spalancare la percezione verso una comprensione cosmica. Questa indagine teorica svela la necessità di proteggere lo sviluppo conoscitivo e l'autocoscienza collettiva, garantendo una ricerca attenta, rigorosa e libera. Tale testimonianza protegge lo slancio critico ed evita l'inaridimento morale e intellettuale dell'essere.

Citazioni correlate

La nascita della mente planetaria ⋯ 
Il cervello umano costituisce un emergente ipercomunicativo che, potenziato dall'iperattività neuronale-computazionale delle tecnologie informatiche, consente di superare i limiti delle nostre minuscole finestre percettive. La mente planetaria rompe l'insignificanza delle visioni precarie e goffe, aprendo la coscienza collettiva a una visione crescente e confortante del tutto cosmico in cui tutto è integrato.
 Fernando Gutiérrez Almeira  El complejo mental planetario
 Saggistica, Filosofia


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 Diritto, Critica sociale, Saggio


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Glossario
Riferimenti
Decostruzione
Livello Strutturale e Formale
Scomposizione gerarchica
Tesi centrale: Il perspectivismo tradizionale è doppiamente inadeguato: troppo ottimista nell’attribuire dignità alle singole prospettive (che sono solo buchi di cecità cognitiva adattiva) e troppo pessimista nel supporre le coscienze isolate, giacché esse sono unificate da un’ontologia comune, dalla matrice genetica e dall’emergente ipercomunicativo del cervello umano.
Premesse: La cognizione è una barriera adattiva e un’accecamento autoinflitto per evitare il sovraccarico informativo; ciononostante, l’ipotesi dell’unicità del reale è necessaria per fondare la comunicazione, la scienza e la filosofia.
Argomentazioni di supporto:

  1. Critica all’ottimismo perspectivista (Paragrafi 1-3): Le coscienze non possiedono prospettive veridiche equivalenti, ma minuscole cavità percettive e un’ostinata cecità funzionale alla sopravvivenza.
  2. Critica al pessimismo perspectivista e l’unicità del reale (Paragrafi 4-5): Le coscienze non sono solitarie; comunicano a priori condividendo la medesima fonte di informazione e la stessa realtà oggettiva, scongiurando il solipsismo soggettivista.
  3. L’unità genetica e la rete biosferica (Paragrafo 6): Sulla Terra, il patrimonio molecolare del DNA costituisce un telaio biologico che garantisce una comunicazione silenziosa e profonda tra tutti i viventi.
  4. Il cervello umano come emergente ipercomunicativo (Paragrafi 7-8): Il cervello supera il vincolo biologico tramite l’ambiente simbolico del linguaggio e l’apoteosi neuronale-computazionale, consentendo di travalicare la «finestrina soffocante» ideologica per accedere a una visione integrata del tutto cosmico.


Conclusione: L’umanità, fondendo la mente con il complemento informatico in nodi intersoggettivi non degradabili, può superare la cecità adattiva individuale e inaugurare una nuova autocoscienza planetaria e cosmica.

Analisi del flusso
Il discorso si sviluppa con un’elegante struttura dialettica che confuta le due polarità del perspectivismo per poi sintetizzarle in una visione sistemica e noosferica:

  1. Inquadramento epistemologico e critica dell’ottimismo (Paragrafi 1-3): Apertura sui limiti adattivi della cognizione e de-costruzione della veracità delle prospettive individuali (ridotte a «buchi» o «cavità percettive» in una cecità generale).
  2. Transizione dialettica e critica del pessimismo (Paragrafo 4): Snodo logico («But a sua volta è troppo pessimista…») che introduce la comunicazione ontologica fondamentale tra le coscienze.
  3. Postulato dell’unicità del reale (Paragrafo 5): Difesa dell’ipotesi ontologica unitaria contro la deriva del soggettivismo assoluto per salvare la conoscibilità scientifica e filosofica.
  4. Radicamento biologico e genetico (Paragrafo 6): Radicamento dell’unità di coscienza nella rete molecolare del DNA terrestre.
  5. Culmine evolutivo e tecnocognitivo (Paragrafi 7-8): Ascesa dal livello biologico a quello simbolico-computazionale, prospettando un’autocoscienza collettiva planetaria capace di infrangere la cecità primordiale.
Segmentazione
  1. Unità 1 – La cecità adattiva e la critica dell’ottimismo perspectivista: La percezione come filtro riduttivo per la sopravvivenza anziché come finestra aperta sulla verità.
  2. Unità 2 – La comunicazione ontologica e l’ipotesi del reale unico: La confutazione del solipsismo attraverso la condivisione di una fonte informativa universale.
  3. Unità 3 – La trama genetica della vita terrestre: Il DNA come telaio molecolare e piattaforma di uguaglianza biologica interconnessa.
  4. Unità 4 – L’emergente ipercomunicativo e la noosfera digitale: Il cervello, il linguaggio simbolico e la tecnologia computazionale come vettori per il superamento dell’insignificanza prospettica.
Livello Semantico e Concettuale
Ermeneutica
Il saggio ridefinisce le categorie epistemologiche tradizionali attraverso un potente apparato metaforico e biologico:

  1. Minuscola finestra / Cavità percettive / Buche illuminate: Metafore visive che ridimensionano l’arroganza dell’Ego conoscitivo: la percezione umana non è un’inquadratura panoramica ma uno spioncino precario all’interno di un’oscurità dominante.
  2. Ventre oscuro e minaccioso del reale: Rappresentazione della realtà come una totalità caotica e minacciosa, rispetto a cui la mente opera ritagli difensivi.
  3. Rudimentali lanterne mentali: Figura del solipsismo cognitivo che l’autore confuta dimostrando l’esistenza di un’infrastruttura comunicativa comune.
  4. Telaio invisibile del DNA / Società genetica: Basi biologiche della nozione di interconnessione: il codice Desossiribonucleico non è solo chimica, ma un linguaggio di continuazione e comunicazione intergenerazionale.
  5. Escrescenza potenziatrice / Nodi intersoggettivi: Il linguaggio e la tecnologia informatica sono descritti come protesi esterne al corpo biologico capaci di sottrarre la conoscenza alla biodegradabilità organica.
Decodifica del lessico
Il testo adotta un registro filosofico-scientifico e saggistico di alto profilo, caratterizzato dalla contaminazione tra epistemologia, biologia evoluzionistica e teoria dell’informazione:

  1. Lessico epistemologico e filosofico: Perspectivismo, soggettivismo ontologico, solipsismo, autocoscienza collettiva, unicità del reale.
  2. Lessico etologico e evolutivo: Barriera adattiva, cecità autoinflitto, sussistere, pauta strutturale, procreare.
  3. Lessico biotecharticolato e sistemico: Acido desossiribonucleico, emergente ipercomunicativo, ambiente simbolico, iperattività neuronale-computazionale, nodi non organicamente degradabili.


Da notare la presenza di un calco/interferenza linguistica al paragrafo 4 («But a sua volta…») che denota una matrice stilistica d’ispirazione internazionale o traduttiva, e termini di derivazione latina/spagnola come pauta (modello/schema).

Identificazione dei temi
  1. La funzione difensiva e riduttiva della cognizione: La conoscenza come economia della sopravvivenza che richiede dosi calibrate di cecità.
  2. La necessità ontologica dell’Universo Unico: Il postulato del reale come precondizione logica dell’intersoggettività, della scienza e della filosofia.
  3. La continuità tra evoluzione biologica e sviluppo tecnologico: Il passaggio dal telaio genetico del DNA all’infrastruttura simbolico-computazionale della mente planetaria.
  4. Il riscatto dalla frammentazione ideologica: La superamento delle dottrine e delle letture parziali attraverso un’autocoscienza sistemica integrata.
Livello Critico e Contestuale
Analisi delle presupposizioni
L’autore costruisce il suo modello teorico poggiando su premesse implicite e postulati forti:

  1. Realismo critico/scientifico postutato a priori: Si dà per scontato che l’esistenza di una realtà unica esterna e indipendente sia un fatto indiscutibile, necessario per evitare la paralisi dell’incomunicabilità.
  2. Funzionalismo evolutivo rigido: Si presuppone che ogni facoltà percettiva e cognitiva sia plasmata esclusivamente dalla pressione selettiva per la sopravvivenza.
  3. Ottimismo tecnologico e noosferico: Si assume implicitamente che l’accumulo informazionale e le reti computazionali portino linearmente all’emancipazione cognitiva anziché creare nuove forme di rumore, alienazione o manipolazione.
Valutazione argomentativa
Il discorso mostra un’eccellente architettura logica e una notevole profondità sintetica, muovendosi con fluidità dalla critica gnoseologica alla visione sistemica:

  1. Efficacia del doppio ridimensionamento: La critica simmetrica al perspectivismo (troppo ottimista sulla veracità delle prospettive, troppo pessimista sull’isolamento delle coscienze) crea un quadro argomentativo bilanciato ed efficace.
  2. Tensione irrisolta tra cecità e trascendenza: Se la coscienza è strutturalmente costruita per essere cieca e velare a sé stessa la realtà al fine di agire, resta da chiarire come l’aggregazione tecnologico-computazionale possa affrancarsi da questo vincolo biologico originario senza sovraccaricare e paralizzare la mente.
  3. Coerenza sistemica: L’integrazione del livello molecolare (DNA) con quello simbolico-linguistico e tecnologico garantisce al saggio un’elevata coerenza interdisciplinare.
Contestualizzazione
Il saggio incrocia vettori fondamentali del pensiero filosofico e scientifico contemporaneo:

  1. Nietzsche e il Perspectivismo: Il confronto con la tesi nietzscheana dei «fatti che non esistono, solo interpretazioni», ridimensionata dall’autore in favore di un realismo relazionale.
  2. Teilhard de Chardin e la Noosfera: L’idea dell’umanità che sviluppa un «complesso mentale planetario» richiama direttamente il concetto di Noosfera e di Punto Omega, unito alle teorie sulla singolarità tecnologica e sulla cibernetica di Norbert Wiener.
  3. Biologia teorica e Metafisica della mente: Riferimenti impliciti all’ipotesi Gaia di James Lovelock e alla teoria dell’Autopoiesi di Humberto Maturana e Francisco Varela, dove la cognizione è legata alla conservazione dell’organizzazione vivente.
Rielaborazione e Output
Estrazione di citazioni e glossari
Citazioni chiave:

  1. «Non si tratta di prospettive, ma di buchi appena illuminati in mezzo a una cecità generale… appena il sufficiente per potersi muovere nel suo ventre oscuro e minaccioso.»
  2. «Ogni coscienza vela a sé stessa la realtà e somma cecità autonoma alla cecità preesistente nella sua interazione con il mondo.»
  3. «L’unicità della realtà è l’ipotesi preliminare, filosoficamente e scientificamente necessaria, per affermare che la comunicazione è sempre possibile tra le coscienze…»
  4. «Il legame dell’acido desossiribonucleico fa di tutti gli esseri viventi di questo pianeta azzurro parte di un unico telaio…»
  5. «Formando un complesso mentale planetario la mente umana e il suo complemento informatico, può rompere l’insignificanza di guardare il mondo attraverso una finestrina soffocante…»


Glossario dei termini:

  1. Perspectivismo: Dottrina filosofica secondo cui la conoscenza della realtà è sempre parziale e condizionata dal punto di vista specifico o dal sistema percettivo del soggetto.
  2. Barriera adattiva: Insieme dei meccanismi cognitivi e sensoriali selezionati dall’evoluzione per filtrare gli stimoli ambientali, evitando il sovraccaricamento e garantendo la sopravvivenza.
  3. Emergente ipercomunicativo: Proprietà sistemica di un organismo o struttura (nella fattispecie il cervello umano) che manifesta capacità di connettività e scambio informativo qualitative superiori alla somma delle sue componenti biologiche.
  4. Complesso mentale planetario: Rete integrata intersoggettiva formata dall’interazione tra intelligenza umana, codici simbolici e tecnologie informatiche di stoccaggio e processamento dei dati.
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