L'ultima scuola d'arteIn questo penultimo punto saliente, l’analisi si sposta dal campo strettamente politico a quello estetico e pedagogico, rivelando come la decadenza culturale sia un sintomo, e non solo un effetto collaterale, del collasso democratico. Il titolo L’Ultima Scuola d’Arte evoca un senso di finalità tragica: siamo giunti al capolinea della tradizione artistica occidentale. L’argomentazione centrale è che la democrazia e l’uguaglianza sono incompatibili con l’Alta Cultura, poiché quest’ultima è intrinsecamente elitaria, gerarchica e discriminatoria nel senso più nobile del termine (distinguere il meglio dal peggio).

La critica si concentra sulla trasformazione delle istituzioni educative. Un tempo, la scuola d’arte (e l’università in generale) era un luogo di trasmissione di tecniche rigorose, di disciplina e di sottomissione ai maestri del passato. Si imparava a disegnare, a scolpire, a comporre, accettando umilmente che il genio è raro e che la maestria richiede sofferenza. Oggi, queste istituzioni sono diventate fabbriche di teoria critica. Non si insegna più come fare arte, ma perché l’arte del passato era oppressiva, patriarcale e razzista. L’educazione è stata sostituita dall’indottrinamento politico, e la tecnica è stata abbandonata in favore dell’espressione di sé, indipendentemente dal talento.

L’arte moderna e contemporanea viene descritta come l’estetica del nichilismo. La bruttezza, lo shock, il banale e il disgustoso vengono elevati a valore artistico perché la Bellezza è diventata sospetta. La Bellezza è un ordine, una gerarchia che giudica chi la osserva; è quindi intollerabile per una mentalità egualitaria che esige che tutto sia accessibile e che nessuno si senta inferiore. Di conseguenza, l’arte pubblica diventa una celebrazione del degrado o un esercizio di propaganda progressista, privo di qualsiasi potere di trascendenza.

Il testo collega questo fenomeno al dominio della Cattedrale. L’arte non serve più a elevare lo spirito umano verso il divino o l’eroico, ma serve come valuta di scambio sociale per l’élite. Capire e lodare un’opera d’arte incomprensibile o brutta diventa un segnale di fedeltà al gruppo, un modo per dimostrare di possedere la giusta gnosi teorica. È un gioco di prestigio intellettuale che nasconde il vuoto creativo assoluto.

La conclusione è amara: l’arte è morta perché la cultura che la sosteneva si è suicidata. Senza un’aristocrazia (di sangue o di spirito) che coltivi il gusto e mantenga alti gli standard, l’arte scivola inevitabilmente verso il basso denominatore comune del mercato di massa o verso l’ermetismo sterile dell’accademia. L’Ultima Scuola d’Arte è quindi una metafora della fine della civiltà occidentale come progetto estetico coerente. Ciò che rimane sono rovine, graffiti e concetti astratti che fluttuano nel vuoto, in attesa che una nuova civiltà, forse più barbarica ma più vitale, venga a spazzare via i detriti.

Glossario
Crediti
 Sergio Parilli
 L'Illuminismo Oscuro (e altri saggi sulla Neoreazione)
  Raccolta di scritti che fondano il movimento neoreazionario criticando radicalmente democrazia progressismo e egualitarismo. Land propone l'accelerazionismo come strategia per spingere il capitalismo oltre i limiti politici attuali. I saggi esplorano alternative gerarchiche e post-umane al sistema liberale dominante. Il libro combina filosofia politica analisi culturale e futurologia tecnologica in uno stile provocatorio e denso.
  Pubblicazione: settembre 2012
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