Caravaggio  ⋯ La conversione di San Paolo
Con l’ultima luce del giorno, quando il mirino del fucile era ancora visibile, cinque cervi entrarono nella bajada, drizzarono le orecchie e si misero a pascolare. Il ragazzo mirò alla femmina più piccola e sparò. Il baio di Blevins, pur legato, s’impennò con un nitrito e i cervi fuggirono come il vento svanendo nell’oscurità. La cerbiatta colpita restò a terra a scalciare. Lui la raggiunse nell’erba insanguinata, s’inginocchiò appoggiandosi al fucile e le mise una mano sul collo. La bestia lo guardò senza paura, con gli occhi caldi e umidi, e morì. Lui si sedette e la guardò a lungo. Pensò al capitano chiedendosi se era vivo, pensò a Blevins, pensò ad Alejandra e ricordò la prima volta che l’aveva vista passare di sera sulla strada della ciènaga col cavallo bagnato appena uscito dal lago. E ricordò gli uccelli, il bestiame al pascolo e i cavalli selvaggi sulla mesa. Il cielo era scuro e tirava un vento freddo. Nella luce morente del giorno, un’ombra viola e fredda aveva trasformato gli occhi della cerbiatta in una delle tante cose fra le quali l’animale giaceva. Erba e sangue. Pietre macchiate dalle prime gocce di pioggia. Ricordò Alejandra e la prima volta che aveva visto le sue spalle curve per la tristezza, una tristezza che aveva creduto di capire ma di cui non aveva capito nulla, e si sentì solo come non gli era più capitato da quand’era bambino, totalmente estraneo al mondo che pure continuava ad amare. Pensò che la bellezza del mondo nascondeva un segreto, che il cuore del mondo batteva ad un prezzo terribile, che la sofferenza e la bellezza del mondo crescevano di pari passo, ma in direzioni opposte, e che forse quella forbice vertiginosa esigeva il sangue di molta gente per la grazia di un semplice fiore.

Crediti
 • Cormac McCarthy •
 • Pinterest • Michelangelo Merisi da Caravaggio La conversione di San Paolo • 1600 •

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