La Boemia è sul mare

Ecco uno dei momenti in cui ci si sente chiamare dall’infinito Io che è sempre qualcun altro, fin quando non ci si accorge del controverso mare, lasciandoci scivolare su quella che ormai è solo acqua, solo movimento senza alcun sfociare.

La Boemia è sul mare

Se le case qui son verdi, entro ancora in una casa
se qui i ponti sono intatti, io cammino su un
buon fondo, se le pene d’amore sempre sono
perdute, qui le perdo volentieri.

Se non sono io, è un altro, che vale quanto me.

Se una parola confina con me, la lascio fare.
Se la Boemia è ancora sul mare, torno a credere ai mari.
E se credo ancora al mare, allora spero nella terraferma.

Se sono io, allora è ognuno, che è tanto quanto me.

Non voglio più niente per me. Voglio andare a fondo.
A fondo – cioè al mare, là ritrovo la Boemia.

A fondo, in rovina, mi sveglio quieta.
Fino in fondo ora so, e non son persa.
Venite qui, boemi tutti, naviganti,
puttane del porto e navi non ancorate.
Se non volete essere boemi, allora
illiri, veronesi, e veneziani tutti.
Recitate le commedie, che fanno ridere
e che sono da piangere.
E sbagliate cento volte, come sbaglio io
che non ho mai superato prove, eppur
le ho superate, una dopo l’altra.
Come la Boemia le ha superate e un bel
giorno ebbe la grazia di trovarsi sul mare
e ora è sull’acqua.

Confino ancora con una parola e con
un’altra terra, confino, per quanto poco,
con tutto, sempre più, boemo, cantore
nomade, che non ha nulla, che nulla
trattiene, con il solo talento del mare
oramai, ch’è controverso, terra mia
eletta da vedere.


Crediti
 Ingeborg Bachmann
 Pinterest • Mira Medyalhova  • 

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