Il segreto della fortuna sta in questo, di farsi rimorchiar dalla moda; e il Papa della buona gente indovinò questo segreto.
Che fu che non fu, la buona gente crebbe a tal segno che il governo alemanno credette opportuno di sindacare le sue intenzioni. Tanto è vero che ogni governo puzza di Carlo Quinto! Fu convocata un’assemblea e il Papa della buona gente chiamato a render ragione dè suoi principî.
«Chi siete voi?» gli domandò il referendario; perché i Tedeschi fino a quel secolo avevano conservato purissime le tradizioni della patria pedanteria.
«Sono Giovanni Mayer di Josephstadt in Boemia, già agricoltore di professione, ora Messia, e Papa della buona gente».
«Con qual diritto vi siete fatto Papa?»
«Col diritto con cui mio fratello s’è fatto calzolaio, e vostra signoria referendario».
«E perché vi date a credere pel Messia?»
«Capperi! Perché lo sono!»
«Come? Voi siete il Messia? Ma dove avete le prove?»
«Messia vuoi dire, a quanto ne seppi, colui che reca la buona novella; ora io ho recato la buona novella e sono un messia».
«Udiamo questa buona novella!»
«La buona novella ch’io ho portato è questa: che si vive per vivere, che perciò bisogna viver bene, e che a viver bene giovano il buon umore, il lavoro moderato, e il fare e l’accettare benefizi. Ecco la mia religione; che fa salvi, allegri e contenti tutti, meno gli oziosi e i birbanti. Il mondo è fatto per tutti; bisogna metter via quel vecchio salmo della mortificazione della carne inventato dai ricchi a danno dei poveri; occorre dar a tutti una parte di felicità qui in questo mondo, ove siamo certi di goderla. Al resto pensi Iddio; e salute a tutti!»
L’assemblea rimase con tanto di naso; il referendario e sua moglie andarono quella stessa sera a far visita al Papa della buona gente e si fecero inscrivere fra i suoi fedeli. Fin d’allora non era già più un’umiliazione l’incurvarsi al buon senso ove lo si trovava: e il Messia dell’allegra novella ebbe ottimi accoglimenti dalle più distinte persone della città.
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