La causa produce l'effetto

Le cause hanno dunque sempre un senso e un fine. Non conducono dunque mai alla catastrofe (non conoscono che la crisi). La catastrofe invece è l’abolizione delle cause. Essa sommerge la causa sotto l’effetto. Fa precipitare la connessione causale verso la sua rovina. Restituisce le cose al loro puro apparire o alla loro sparizione (si consideri l’apparire del sociale puro, e la sua simultanea sparizione, nel panico). Tuttavia non dipende dal caso, né dall’indeterminazione, ma in qualche modo dalla concatenazione spontanea delle apparenze, o dall’escalation spontanea delle volontà, come nella sfida, o dalla commutazione spontanea delle forme, come nella metamorfosi. Dunque non c’è il caso. Il caso caratterizzava la possibilità inverosimile che le cose, private delle loro determinazioni e delle loro cause, fossero lasciate a sé stesse, veramente libere in effetti, e fluttuanti in un iperspazio aleatorio, con qualche vaga possibilità di incontri ravvicinati del terzo tipo.
Due eventi a dieci anni di distanza. Nessun rapporto tra i due. Due sparizioni equivalenti a un omicidio simbolico. Qualcosa di – come dire? – spiritualmente inespiabile. La prima volta sono stato io a scomparire in questo modo, la seconda sono stato io ad essere abbandonato senza l’ombra di una ragione. Ciò non ristabilisce affatto un equilibrio a somma zero, e niente si è trovato riscattato (che cosa può esserci da riscattare?). Ma la storia vuole che una reversibilità si sia installata furtivamente tra due eventi segreti uno dall’altro, tra i quali d’altronde non avevo mai stabilito un rapporto (avrei dovuto farlo: erano le due sole persone che io sognassi regolarmente da anni) fino al giorno in cui i due episodi mi sono apparsi sotto un unico segno, e di colpo si sono risolti nella bellezza di questa congiunzione. Questo segno era un nome di battesimo, queste due persone avevano lo stesso nome. Nessuno può dire per quale infima traccia le cose si svelino ma è certo che non avviene per caso. Qui l’intuizione ha seguito la coincidenza dei nomi, e improvvisamente questi due eventi rimasti non espiati perché senza storia (non c’era stato niente da raccontarsi, né frottola, né alibi, né buone o cattive ragioni, niente – erano sparizioni bianche e definitive – ; ebbene, noi non risolviamo le cose, comunemente, se non con delle storie o della psicologia) entravano in un altro modo di risoluzione, molto più straordinario, perché è congiungendosi in una sorta di motto di spirito, di predestinazione, che i due eventi fantasma si sono trovati entrambi liberati, assolti da ciò che separatamente avevano di inintelligibile. Il loro raddoppiamento, il loro gemellaggio immaginario, la loro congiunzione, li rendeva improvvisamente intellegibili senza che il segreto, né dell’uno né dell’altro, fosse mai stato eliminato. Che cosa era potuto succedere psicologicamente da una parte e dall’altra nei due casi? Era senza importanza, poiché ciò che aveva senso era ormai risolto in un’altra concatenazione. Avevo risparmiato un’analisi (sull’inutilità dell’inconscio).

Crediti
 • Jean Baudrillard •
 • Pinterest • Sylvia Grav  •  •

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