Doddo Dossi
Biagi siede davanti all’uomo vestito di bianco. L’aria è calda nel giardino dell’ashram. C’è un silenzio inatteso. Il giornalista apre il suo taccuino con lentezza. Vuole capire perché molte persone seguono questo uomo venuto dall’India. Osho sorride in modo calmo. I suoi occhi sono limpidi. Non c’è fretta nelle sue mosse. Il prato intorno alla casa è verde e curato. Si sente il rumore di una piccola fontana. La luce del pomeriggio filtra tra le foglie degli alberi. Biagi guarda l’uomo che molti criticano aspramente. Vuole una risposta che sia chiara. Non cerca giri di parole o concetti astrusi. La domanda nasce da una curiosità sincera. Egli vuole sapere se esiste un modo per uscire dal grigio della routine quotidiana. La gente nelle città corre senza sosta. Le macchine riempiono le strade di fumo e rumore. Il tempo corre via tra le dita. In questo luogo invece tutto pare fermo. È una disparità netta che colpisce i sensi. Biagi prende la parola. Fa una domanda che tocca il centro di tutto il suo viaggio. Cerca una via per stare bene. Per trovare la quiete in un mondo che grida. La polvere si posa sulle sue scarpe. Il vento muove i capelli grigi del maestro. La scena è sobria. Non servono luci o schermi per questa verità. Il senso della vita si muove tra i due uomini. Come un soffio di aria fresca.

Osho resta in ascolto del giornalista. Non lo interrompe mai. Aspetta che the suono delle parole svanisca. Poi parla con una voce che sembra venire da lontano. Ogni frase è pesata con cura. Non c’è traccia di arroganza. Solo la voglia di condividere un sapore. L’idea non è nei libri ma nel respiro. Biagi ascolta e nota che anche il suo battito rallenta. Si sente parte di un momento fuori dal coro. Il tempo del lavoro scompare. Resta solo la nuda presenza di due persone sulla soglia di un punto ignoto. Il giornalista chiede della felicità. Quel traguardo che tutti inseguono ma che pochi toccano. La risposta del maestro è una lama che taglia le illusioni.

ENZO BIAGI: Qual è la tua ricetta per essere felici? BHAGWAN SHREE RAJNEESH: Il segreto della felicità è tutto qui: qualsiasi cosa fai non permettere al passato di distrarre la mente e non permettere al futuro di disturbarti. Perché il passato non esiste più e il futuro non esiste ancora. Vivere nei ricordi, vivere nell’immaginazione significa vivere una vita non esistenziale; e vivendo fuori dall’esistenza ti sfugge cosa l’esistenza è. Sarai inevitabilmente infelice, perché per tutta la vita ti lascerai sfuggire la vita stessa. Perdi un’occasione dopo l’altra, ma la vita non ti dà due istanti contemporaneamente: te ne dà solo uno alla volta! E quell’istante può essere vissuto oppure ce lo si può lasciare sfuggire. Esistono due modi per farselo sfuggire o ci si lascia appesantire dal passato. Oppure ci si fa attrarre dal futuro… e l’istante scompare! Ci si lascia sfuggire ciò che è reale desiderando ciò che reale non è: l’infelicità umana è tutta qui. Io cerco di aiutare i miei amici a capire una cosa sola: vivi nel presente. In questo istante, ora, non esiste infelicità, né sofferenza, né angoscia. Se ti allontani dal presente, entri in un mondo irreale… e l’irrealtà sarà inevitabilmente fonte di infelicità. La realtà è estatica e il solo modo per collegarsi al reale è non lasciarsi sfuggire il momento presente. Se conosci il gusto, se anche una sola volta hai assaporato cosa si prova a essere nel presente – a volte, mentre guardi un’alba o un tramonto, sii semplicemente presente, così potrai assaporare il gusto – ti stupirai, ma possiederai per sempre la chiave che ti introduce nel reale. Una chiave universale che può aprire tutte le porte dei misteri della vita, delle sue estasi e delle sue bellezze.

Osho resta in silenzio dopo queste parole. Il suo sguardo non si sposta dal viso di Biagi. Il giornalista scrive rapido sul suo taccuino. Si chiede se una idea così piana possa davvero cambiare il carico delle giornate. Il presente sembra una cosa ovvia, eppure è il posto dove meno abitiamo con la coscienza. Il maestro indica il cielo con un dito. Il sole sta calando dietro le vette. I colori cambiano verso il rosso e l’oro. Il rumore degli uccelli si fa più netto e vicino. Non servono volumi o corsi faticosi per capire. Serve solo la forza di fermarsi. Biagi pensa alla sua vita a Milano. Ai ritmi rapidi della redazione. Alle scadenze che premono ogni ora. Al telefono che suona senza tregua. Qui il tempo ha un sapore diverso. Non è una risorsa da usare fino all’osso, ma uno spazio da abitare con grazia. L’uomo davanti a lui non chiede nulla in cambio. Non vuole convincere nessuno della sua bontà. Racconta solo una verità che vede con i suoi occhi limpidi. La felicità non è un oggetto da comprare al mercato. È una scelta di attenzione pura. La mente invece vuole viaggiare. Vuole scappare dal qui e ora perché ha paura del vuoto. È un meccanismo che abbiamo imparato fin da piccoli. Ci hanno insegnato a guardare sempre avanti. Ci hanno detto di studiare con impegno per il domani. Ma il domani non arriva mai come lo avevamo sognato. E intanto l’oggi svanisce come fumo.

Il caffè diventa freddo sulla tavola di pietra. Il vento passa senza che lo sentiamo sulla pelle. Osho muove le mani in gesti lenti e armoniosi. Sembra che ogni suo atomo sia lì, in quel pezzo di terra. In quel minuto preciso che non tornerà. La sua presenza è una prova di quello che dice. Non c’è ansia nella sua voce. Non c’è traccia di fretta nelle sue membra. Biagi chiude il taccuino. Sente il peso della propria mente inquieta che non tace mai. Si accorge che anche lui, mentre ascolta, sta già pensando alla prossima mossa. Sta già pensando a come montare il pezzo per la televisione. Sta scappando dall’istante presente. Sorride di se stesso e della sua fretta. Il segreto è una porta aperta. Ma noi preferiamo restare a guardare la serratura chiusa del passato. O cercare la chiave nel futuro che non c’è. La lezione del maestro è una spinta verso la terra nuda. Verso la polvere e la luce cruda. Verso il corpo che respira senza chiedere permessi. La vita è un dono che si riceve solo se si hanno le mani libere. Se stringiamo i ricordi o i desideri, non c’è posto per l’adesso.

La ricchezza vera è questa vacuità del sé. È questa capacità di lasciar scorrere i pensieri come nuvole nel cielo. Senza cercare di fermarle con la forza. Senza dare loro un nome o un peso. Il reale è qui. Basta solo non chiudere gli occhi per paura della verità. La pace non è un premio ma una resa al fatto. Non servono armi per difendere l’adesso. Serve solo stare. In piedi o seduti, non fa differenza. Conta solo il respiro che entra ed esce. Osho chiude gli occhi e inclina la testa. L’intervista è finita. Ma la conversazione continua nel silenzio. Biagi si alza. Si sente più leggero nel petto. Forse la ricetta funziona davvero. Forse basta solo assaggiare il momento senza giudicarlo. Cammina verso la macchina che lo aspetta nel parcheggio. Guarda il sole che scompare dietro le colline. È solo un tramonto come tanti altri. Eppure ora sembra pieno di senso. È la vita che accade. Ed egli è lì per vederla.

Camminando lungo il viale del centro, il giornalista osserva le persone che corrono. Ognuno ha una meta fissa. Ognuno ha un pensiero che lo porta lontano dal suo corpo. Si chiede quanti di loro conoscano la chiave del presente. La città riprende il suo rumore di fondo. I fari delle auto illuminano l’asfalto grigio. Biagi sente il calore del motore sotto il sedile. Pensa alle parole dell’uomo vestito di bianco. Non sono dogmi religiosi. Sono indicazioni per un viaggio dentro se stessi. La felicità non è una meta lontana. È il modo in cui camminiamo ogni giorno. Se corriamo troppo, perdiamo il paesaggio dell’anima. Se restiamo fermi nel passato, inciampiamo nelle pietre del rimpianto. Bisogna essere come l’acqua del fiume che corre. Che scorre e tocca ogni sasso senza fermarsi a lottare. Che accetta ogni curva della terra. Che non rimpiange la sorgente gelida. Che non teme il mare immenso. Questa è la saggezza dei semplici. Quella che i libri nascondono sotto troppa polvere. Quella che il rumore copre con troppa voce inutile. La verità è nuda e chiara. E in quella nudità troviamo la forza per stare al mondo con dignità. Senza paura del buio. Senza ansia per la luce. Solo con la gioia di essere vivi, qui e ora, in questo istante che è l’unico che abbiamo davvero.

Crediti
 Osho Rajneesh
 Incontri
  Dialogo con Enzo Biagi
  Pubblicato in Italia: Novembre 1986 - Collaborazione: Enzo Biagi
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 Il saggio descrive i dialoghi tra il maestro spirituale e importanti esponenti della cultura e del giornalismo sui temi della felicità e dell'autoconoscenza. La scrittura propone una trattazione lucida mostrando come l'accettazione del presente e il superamento dei timori per il domani indichino la via per risvegliare la nostra vera natura. L'autore propone uno studio scientifico e distaccato dei fatti mostrando come le scelte della società abbiano consumato le relazioni umane reali delle popolazioni. Questo saggio offre strumenti utili per superare la spaccatura culturale e per ritrovare il cammino comune delle scelte personali della nostra storia reale.

Citazioni correlate

La felicità nella scelta individuale ⋯ 
Se vuoi essere felice sii un individuo.
Se vuoi essere felice, inizia a scegliere di testa tua. In molte occasioni dovrai disubbidire, fallo!
In molte occasioni dovrai essere un ribelle, fallo!
In questo non è implicata alcuna mancanza di rispetto: sii rispettoso nei confronti dei tuoi genitori, ma ricorda che la tua responsabilità più profonda è nei confronti del tuo stesso essere.
Tutti vengono trascinati e manipolati, per cui nessuno conosce il proprio destino.
Hai dimenticato ciò che hai sempre voluto fare realmente.
Ebbene, come puoi essere felice?
 Osho Rajneesh  Tantra: La comprensione suprema
 Spiritualità, Misticismo, Sviluppo personale


La disidentificazione come atto di dominio ⋯ 
Se insisti e non obbedisci alla mente... è difficile perché hai sempre obbedito. Non hai mai dato ordini alla mente, non ne sei mai stato il padrone. Non puoi esserlo perché, in realtà, non ti sei mai disidentificato dalla mente: tu pensi di essere la mente. Questo errore dà alla mente una libertà totale, perché non c'è nessuno che la domini, che la controlli. Non c'è nessuno! La mente stessa diventa il padrone, ma questa supremazia è soltanto apparente. Provaci una volta e riuscirai a infrangere questa supremazia è falsa.
 Osho Rajneesh  Il libro dei segreti
 Spiritualità, Meditazione, Misticismo


Rischiare tutto per la propria rinascita ⋯ 
Le circostanze esterne non sono così difficili da cambiare, ma la letargia interiore è vecchia di secoli.
L'incoscienza è così primitiva, le sue radici così profonde, che c'è bisogno di una determinazione totale da parte tua, una tremenda determinazione, un impegno, un profondo coinvolgimento.
Devi rischiare il tutto per tutto. Altrimenti non ti sarà possibile trasformare te stesso, rimarrai sempre lo stesso.
 Osho Rajneesh  Il libro dei segreti
 Spiritualità contemporanea, Meditazione, Misticismo orientale


Vita e morte camminano sempre insieme ⋯ 
Vita e morte non sono due estremi lontani l'uno dall'altro. Sono come due gambe che camminano insieme, ed entrambe ti appartengono. In questo stesso istante stai vivendo e morendo allo stesso tempo. Qualcosa in te muore a ogni istante.
 Osho Rajneesh  Il libro dei segreti
 Insegnamento spirituale, Misticismo, Discorso


La pienezza della condivisione ⋯ 
L'amore autentico è possibile, ma solo quando non hai bisogno di nessuno. L'amore è possibile quando non hai bisogno di nessuno, sei autosufficiente e riesci a essere immensamente felice ed estatico da solo. Quando sarai davvero estatico dentro di te, non vorrai usare nessuno, desidererai solo condividere.
Possiederai così tanto, ti sentirai così traboccante che cercherai qualcuno con cui condividere. E proverai gratitudine perché qualcuno è stato pronto a ricevere.
 Osho Rajneesh  Amore e solitudine
 Spiritualità, Misticismo, Psicologia


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Glossario
Riferimenti
Decostruzione
Livello Strutturale e Formale
Scomposizione gerarchica
Tesi centrale: La felicità e l’autenticità dell’esistenza non risiedono nell’accumulo di costrutti mentali o in traguardi futuri, ma nell’atto radicale e immediato di abitare il momento presente, l’unico spazio gnoseologico reale in grado di emancipare l’uomo dall’angoscia della routine e dalle illusioni del tempo lineare.
Premesse:

  1. L’essere umano contemporaneo vive in uno stato di perenne alienazione e infelicità a causa di un’andatura mentale che scappa costantemente dal ‘qui e ora’, divisa tra il peso del passato e l’ansia del futuro.
  2. Il tempo urbano e industriale (Milano, la redazione) riduce la vita a una risorsa da sfruttare, anestetizzando la capacità del soggetto di percepire l’esistenza nuda.


Argomentazioni di supporto:

  1. Il contrasto fenomenologico tra il ritmo accelerato della metropoli e la stasi controllata dell’ashram, che predispone il giornalista all’ascolto e al rallentamento del battito cardiaco.
  2. La scomposizione logica operata da Osho nel nucleo dell’intervista: passato e futuro mancano di statuto ontologico (uno non è più, l’altro non è ancora); investire la coscienza in essi significa condannarsi alla non-esistenza.
  3. L’auto-analisi di Biagi, che si scopre a fuggire dall’istante mentre già progetta il montaggio televisivo del pezzo, fungendo da case study della nevrosi del professionista moderno.


Conclusioni: La via per la dignità e la quiete non richiede l’adesione a dogmi religiosi o a faticosi sistemi teorici, bensì una resa incondizionata al fatto presente. Attraverso l’ascolto del silenzio e l’osservazione di un tramonto, l’individuo sperimenta una vacuità del sé che lo restituisce alla fluidità del reale, simboleggiata dall’acqua del fiume che scorre senza opporre resistenza.

Analisi del flusso
L’architettura del discorso si sviluppa attraverso una dinamica di progressivo rallentamento e successiva integrazione interiorizzata, muovendo dalla cronaca descrittiva all’esegesi metafisica.
Il primo paragrafo imposta l’ambiente e il contrasto spaziale, rallentando gradualmente il ritmo narrativo attraverso dettagli sensoriali stabili (la fontana, la luce). La transizione al secondo blocco stringe il focus sulla dimensione psicologica dell’ascolto, preparando la transizione formale verso il terzo paragrafo, strutturato come un frammento dialogico diretto (il Q&A giornalistico). Questo cuore teorico spezza la linearità del racconto e introduce la scomposizione filosofica del tempo.
Il quarto e il quinto paragrafo governano il riflusso di questa rivelazione nella coscienza di Biagi: il piano ideale si scontra con il pragmatismo milanese e con le abitudini mentali della professione. Il sesto paragrafo compie la sintesi emotiva e concettuale (la resa al fatto), mentre l’ultimo blocco gestisce la transizione di ritorno del giornalista nello spazio urbano. Il flusso non si chiude con un rifiuto della città, ma con l’integrazione della chiave del presente nell’asfalto grigio del quotidiano.
Segmentazione
  1. L’incontro nell’ashram e il contrasto dei ritmi (Paragrafo 1): Arrivo di Biagi, descrizione dello spazio immobile del giardino e formulazione della domanda esistenziale sulla routine grigia.
  2. La sintonizzazione e la voce da lontano (Paragrafo 2): Il disporsi del giornalista in una condizione di nuda presenza e rallentamento cardiaco prima del responso.
  3. Il nucleo del presente e la chiave del reale (Paragrafo 3): L’intervista testuale in cui Osho scompone l’illusione del tempo lineare e definisce l’infelicità come fuga dall’unico istante esistenziale.
  4. La scomposizione della redazione e l’educazione al domani (Paragrafo 4): Il confronto tra la grazia del tempo dell’ashram e i ritmi coercitivi di Milano, dettati da un’educazione orientata al futuro finto.
  5. Il taccuino chiuso e il meccanismo della fretta (Paragrafo 5): Presa d’atto da parte di Biagi del proprio automatismo professionale e metafora della preferenza per la serratura chiusa.
  6. La vacuità del sé e la conclusione del dialogo (Paragrafo 6): Definizione della pace come resa, fine formale dell’intervista e alleggerimento interiore del testimone.
  7. Il ritorno alla città e la metafora del fiume (Paragrafo 7): Immersione nel viale del centro urbano e comprensione finale della verità nuda attraverso l’immagine dell’acqua che accetta ogni curva.
Livello Semantico e Concettuale
Ermeneutica
Significato esplicito: La felicità consiste nell’evitare che i ricordi del passato o le ansie per il futuro disturbino l’unica realtà disponibile: il momento presente. La mente umana tende a sfuggire all’adesso per abitudine, ma basta fermarsi e prestare attenzione pulita alle cose semplici per trovare la pace.
Significato implicito: Il testo opera un’ermeneutica della de-strutturazione dell’Io storico e sociale. Biagi incarna l’intellettuale occidentale di successo che scopre l’insufficienza del proprio modello basato sulle scadenze e sull’accumulo informativo. L’implicito filosofico suggerisce che la cultura della produttività sia una forma di cecità esistenziale generalizzata; il sistema sociale ci addestra alla proiezione nel futuro per alimentare un mercato di desideri insoddisfatti. La felicità, nella prospettiva di Osho, non è un’acquisizione morale, ma un atto di sottrazione: spogliarsi delle zavorre temporali per coincidere perfettamente con la propria biologia.
Metafore e simboli:

  1. ‘Una lama che taglia le illusioni’: Metafora della parola del maestro, intesa come strumento chirurgico che recide i legami artificiali della memoria e dell’immaginazione.
  2. ‘La chiave universale introducente nel reale’: Simbolo dell’attenzione focalizzata sul presente, capace di scardinare l’opacità dei misteri ordinari.
  3. ‘Guardare la serratura chiusa del passato’: Metafora dell’ostinazione nevrotica dell’uomo che preferisce analizzare il blocco psicologico retrospettivo piuttosto che varcare la porta aperta dell’adesso.
  4. ‘Mani libere per ricevere il dono’: Simbolo della vacuità gnoseologica; se la coscienza è ingombrata da ricordi o ansie, non ha lo spazio fisico per accogliere l’esperienza dell’essere.
  5. ‘L’acqua del fiume che corre’: Metafora taoista della flessibilità e della sottomissione attiva; l’anima matura non lotta contro i sassi del percorso e non rimpiange la sorgente, ma fluisce accettando la topografia del destino.
Decodifica del lessico
Il brano adotta un registro espressivo duplice, orchestrando un contrasto calibrato tra il lessico dell’asciuttezza giornalistica e della contingenza urbana (taccuino, scadenze, redazione, redazione, montare il pezzo, asfalto grigio, display) e la terminologia filosofico-essenziale della mistica orientale (ashram, qui e ora, non esistenziale, realtà estatica, vacuità del sé, verità nuda).
Le scelte lessicali associate alla città rimandano all’artificio e alla prigionia meccanica (routine grigia, macchine, fumo, rumore), mentre quelle riferite alla sfera di Osho evocano elementi naturali puri e processi di sottrazione (aria fresca, soffio, silenzio inatteso, occhi limpidi). Si nota l’uso strategico del termine ‘amici’ invece di ‘discepoli’, finalizzato a smarcare l’insegnamento dall’alveo delle religioni istituzionali per configurarlo come un’indicazione di viaggio laica ed esistenziale.
Identificazione dei temi
  1. La scomposizione del tempo lineare: L’illusorietà delle categorie di passato e futuro, intese come trappole mentali che sottraggono consistenza all’essere.
  2. La nevrosi della produttività contemporanea: La routine grigia e l’accelerazione della vita cittadina come ostacoli sistemici all’autoconsapevolezza.
  3. La vacuità e il disarmo dell’Ego: La rinuncia al controllo e al giudizio retrospettivo come condizioni necessarie per raggiungere la quiete interiore.
  4. L’ecologia dell’attenzione e il radicamento corporeo: La riscoperta della verità attraverso atti percettivi minimi (un tramonto, il respiro) capaci di connettere l’uomo alla trama del reale.
Livello Critico e Contestuale
Analisi delle presupposizioni
Il testo presuppone assiomaticamente che la mente umana sia un apparato intrinsecamente disfunzionale, programmato esclusivamente per la fuga e la simulazione irreale, eludendo le funzioni evolutive positive della memoria storica e della pianificazione del futuro. Viene dato per scontato che l’ambiente naturale dell’ashram possieda una superiorità ontologica ed etica rispetto alla complessità strutturale della città, idealizzando la stasi contemplativa a scapito del dinamismo sociale. Si assume inoltre che la ricetta del presente sia universalmente applicabile e autosufficiente, omettendo di considerare come le condizioni materiali, economiche o i traumi profondi della psiche possano rendere la prescrizione dell’‘ora’ un esercizio di estrema difficoltà o di rimozione gnoseologica. Infine, si presuppone che la neutralità del testimone (Biagi) sia totale, mentre lo sguardo è chiaramente orientato da una spinta romantica verso il disincanto della modernità.
Valutazione argomentativa
Il testo dimostra un’eccellente compattezza stilistica e una progressione retorica efficace, dove l’esperienza sensoriale di Biagi serve da validazione empirica per le tesi metafisiche espresse dal maestro.
Sotto il profilo logico-formale, tuttavia, il brano si fonda su una fallacia di generalizzazione indebita, riducendo l’intera gamma dell’infelicità umana a un’unica causa esclusiva: la mancata coincidenza con il presente. Si registra inoltre una fallacia della falsa dicotomia nella radicale separazione tra una vita vissuta nei ricordi/immaginazione (bollata come completamente ‘irreale’ e ‘non esistenziale’) e la vita nel presente (assolutizzata come ‘estatica’ e ‘reale’). Questo impianto argomentativo immunizza la filosofia del maestro da qualsiasi obiezione dialettica, poiché qualunque critica mossa da Biagi verrebbe liquidata, all’interno del sistema concettuale del brano, come un’interferenza e una fuga della mente inquieta dall’adesso.
Contestualizzazione
Il brano mette in scena un momento storico emblematico del Novecento: l’incontro tra la cultura del giornalismo laico e razionalista occidentale (rappresentata dallo stile sobrio e penetrante di Enzo Biagi) e la spiritualità orientale d’avanguardia di Bhagwan Shree Rajneesh (Osho), verificatosi storicamente durante le celebri interviste a Poona.
Filosoficamente, la destrutturazione del tempo operata nel testo riprende i nuclei speculativi del Buddismo Zen (il concetto di Satori o risveglio immediato) e del Taoismo, fondendoli con istanze della fenomenologia occidentale e dell’esistenzialismo, in particolare con la critica di Martin Heidegger all’alienazione del tempo calcolante. La contrapposizione tra il grigio di Milano e l’oro del tramonto dell’ashram si inserisce nella lunga tradizione letteraria del rifiuto della civiltà industriale, che trova riscontri nelle pagine di Henry David Thoreau (Walden) e nelle scomposizioni del disagio della modernità della letteratura del secondo Novecento.
Rielaborazione e Output
Riscritture mirate
Sintesi strutturate
Estrazione di citazioni e glossari
Citazioni chiave:

  • ‘Il segreto della felicidade è tutto qui: qualsiasi cosa fai non permettere al passato di distrarre la mente e non permettere al futuro di disturbarti.’
  • ‘Ci si lascia sfuggire ciò che è reale desiderando ciò che reale non è: l’infelicità umana è tutta qui.’
  • ‘La realtà è estatica e il solo modo per collegarsi al reale è non lasciarsi sfuggire il momento presente.’


Glossario dei termini:

  1. Vita non esistenziale: Condizione di alienazione in cui la coscienza abdica alla percezione immediata del reale per rifugiarsi nei simulacri astratti della memoria (passato) o della proiezione fantastica (futuro).
  2. Vacuità del sé (Stato di resa): Attitudine psicologica e spirituale caratterizzata dal lasciar fluire i pensieri senza opporre resistenza egoica o categorizzazioni rigide, permettendo alla coscienza di svuotarsi per farsi contenitore puro dell’adesso.
  3. Chiave universale (Attenzione pura): Facoltà gnoseologica elementare che, attraverso la focalizzazione cosciente su un fenomeno presente (come un tramonto o il respiro), interrompe l’automatismo della mente calcolante e dischiude i misteri dell’essere.
  4. Meccanismo di fuga temporale: Processo neuro-culturale appreso fin dall’infanzia che spinge il soggetto a investire le proprie energie intellettuali esclusivamente nel domani o nel rimpianto, come strategia difensiva dettata dalla paura del vuoto interiore.
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