
L’umanità, eterna novizia, non matura nella sua carne. Ogni generazione deve rifare tutto il tirocinio. E se, domani, la civiltà intera fosse distrutta, l’uomo dovrebbe ricominciare tutto, ripartirebbe dallo stesso punto da dove è partito cento o duecentomila anni fa. Tutta la sua opera, tutto il suo lavoro, tutta la sua sofferenza passata non gli conterebbero niente, non gli darebbero alcun vantaggio. Qui si scopre la grande differenza delle civiltà umane dalle civiltà animali. Giovani formiche isolate dal formicaio rifanno subito un formicaio perfetto. Ma giovani umani separati dall’umanità non potrebbero riprendere che dalla base l’edificazione della città umana. La civiltà della formica è inserita nei riflessi dell’insetto, i quali stessi provengono dai suoi cromosomi. La civiltà dell’uomo non risiede nell’uomo, ma nelle biblioteche, nei musei e nei codici.
La civiltà dell’uomo non risiede nell’uomo
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