Egon Schiele
La condanna morale rappresenta il trionfo definitivo del giudizio collettivo sull’analisi razionale dei fatti, il momento in cui il processo si trasforma completamente in rito purificatore dell’ordine sociale minacciato. Il pubblico nell’aula non guarda più l’uomo che ha sparato sulla spiaggia; guarda lo straniero che non ha pianto sua madre. Il giudice pronuncia la sentenza di morte e nessuno parla del sole accecante, del caldo opprimente, della confusione percettiva che hanno preceduto gli spari. Parlano solo del suo cuore di pietra, della sua anima inumana, della sua incapacità di provare sentimenti normali. Questo capovolgimento radicale non è errore giudiziario; è essenza profonda del sistema morale collettivo. La società non teme l’assassino; teme chi mette in discussione il fondamento stesso delle convenzioni emotive. L’omicidio può essere compreso, giustificato, perfino perdonato; ma l’assenza di lacrime al funerale della madre è incomprensibile, inaccettabile, intollerabile. Questa colpevolezza esistenziale trascende ogni categoria giuridica: non è colpa per un atto, ma condanna per un modo di essere. Il protagonista diventa vittima sacrificale necessaria per riaffermare le certezze morali della comunità. La sua esecuzione non servirà a punire un crimine, ma a esorcizzare la paura collettiva dell’estraneità. La giustizia rituale richiede un capro espiatorio che incarni tutto ciò che la società rifiuta di sé: l’autenticità senza finzione, l’indifferenza di fronte alla morte, il rifiuto delle convenzioni emotive. Uccidendolo, la società uccide simbolicamente la propria possibilità di vivere senza menzogna. A differenza di Giovanni Drogo ne Il deserto dei tartari di Buzzati, che sacrifica la vita intera all’attesa di un nemico che non arriva mai, il protagonista non attende nulla. Non spera nella grazia, non desidera la comprensione, non cerca la redenzione. Questa assenza di attesa lo rende ancora più pericoloso per il sistema: non può essere manipolato attraverso la promessa di salvezza futura, non può essere spezzato attraverso la minaccia di condanna. È già libero nella sua prigione, già assolto nella sua condanna. A differenza di Zeno Cosini ne La coscienza di Zeno di Svevo, che cerca disperatamente di diventare normale attraverso l’analisi psicologica, il protagonista non desidera affatto la normalità. Non vuole imparare a piangere a comando, non vuole recitare il ruolo del figlio addolorato, non vuole conformarsi alle aspettative sociali. La sua autenticità radicale è la sua condanna e la sua liberazione insieme. A differenza dell’analisi sciasciana ne La metamorfosi del delitto, che smonta con lucidità i meccanismi perversi della giustizia, il protagonista non analizza affatto. Non cerca di comprendere il sistema che lo condanna, non cerca di denunciarne le contraddizioni, non cerca di salvarsi attraverso l’intelligenza critica. Accetta la condanna con la stessa passività con cui ha accettato ogni altro aspetto della sua esistenza. Questa accettazione non è rassegnazione o disperazione; è semplice constatazione della realtà. È stato condannato a morte non per aver ucciso un uomo, ma per non aver pianto sua madre. Nulla di più, nulla di meno. La condanna morale diventa così manifesto della filosofia dell’assurdo: vivere pienamente consapevoli dell’arbitrarietà del giudizio collettivo senza illudersi di poter essere compresi o assolti. La pena simbolica non è fallimento del sistema giudiziario; è sua essenza profonda. La società non cerca giustizia, ma conferma delle proprie certezze morali attraverso il sacrificio rituale di chi le mette in discussione. L’uomo che non piange al funerale della madre minaccia queste certezze più di qualsiasi assassino, perché dimostra che è possibile vivere senza finzioni. Deve essere eliminato non per ciò che ha fatto, ma per ciò che rappresenta: la libertà autentica che nessuna convenzione riesce a incatenare.

Glossario
Crediti
 Autori Vari
 Lo straniero
  Meursault, un impiegato algerino, uccide un arabo sulla spiaggia sotto il sole cocente. Processato per omicidio, viene condannato non tanto per il crimine commesso quanto per la sua incapacità di mostrare emozioni convenzionali: non ha pianto al funerale della madre, ha nuotato e incontrato un'amica il giorno dopo. Il romanzo esplora il tema dell'assurdo: l'uomo che vive autenticamente in un mondo che pretende finzioni emotive. Rifiutando ogni consolazione religiosa e ogni menzogna sociale, Meursault abbraccia la propria estraneità come condizione di libertà assoluta, trovando pace nell'indifferenza cosmica poco prima dell'esecuzione. Un capolavoro dell'esistenzialismo che continua a interrogare il lettore sulla natura dell'autenticità, della morte e del significato dell'esistenza.
  Pubblicazione: 1942
 SchieleArt •   • 

Citazioni correlate

Il telegramma della morte ⋯ 
Maman è morta oggi. O forse ieri, non lo so. Ho ricevuto un telegramma dall'ospizio: Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti. Non significa nulla. Forse era ieri. L'ospizio è a Marengo, a ottanta chilometri da Algeri. Prenderò l'autobus delle due e arriverò nel pomeriggio. Così potrò vegliare e tornare domani sera. Ho chiesto due giorni di permesso al principale e lui non poteva rifiutarmi con una simile scusa. Ma non sembrava contento. Gli ho perfino detto: Non è colpa mia. Lui non ha risposto.
 Albert Camus  Lo straniero
 Assurdismo, Narrativa d'autore


Articoli correlati di Autori Vari
Tags correlati
Chiavi correlate
Categorie correlate
Riferimenti
Valuta:

Media: 0 (0 voti).