
Il narcisismo digitale ha ridisegnato i confini della famiglia moderna, trasformando il salotto di casa in una sorta di perenne studio televisivo dove i figli sono al tempo stesso i protagonisti assoluti e i registi di una realtà filtrata. Un tempo i genitori erano i custodi delle regole, gli arbitri severi di una crescita che passava necessariamente attraverso il confronto con il limite e con il no. Oggi quel no sembra essere evaporato, sostituito da una ricerca spasmodica dell’approvazione immediata, un like che deve arrivare prima di tutto dai propri cari per poi essere proiettato nel grande teatro dei social network. Abbiamo trasformato la fragilità in un totem da difendere a ogni costo, convincendoci che proteggere i nostri ragazzi da ogni minima frustrazione sia l’unico modo per garantire loro la felicità. In realtà, stiamo costruendo una generazione di cristallo, bellissima da guardare ma incapace di reggere il peso di un fallimento o di una critica costruttiva. Il risultato è un ribaltamento dei ruoli che investe innanzitutto l’istituzione scolastica, dove l’insegnante non è più l’alleato dei genitori nella formazione del futuro cittadino, ma l’ostacolo da abbattere, il nemico che osa mettere in discussione la perfezione dell’angioletto di casa, scatenando reazioni di una violenza verbale e fisica che nascondono un’insicurezza profonda e una totale assenza di senso della comunità e del dovere civico.
Questa alleanza perversa tra genitori e figli contro l’autorità scolastica si nutre di una cultura dell’alibi permanente, alimentata da una connessione costante che non lascia mai spazio alla solitudine riflessiva o all’assunzione di responsabilità. Quando il confine tra la vita privata e la vita pubblica si dissolve negli schermi degli smartphone, tutto diventa una recita a beneficio di un pubblico invisibile ma esigente. I figli imparano presto che ogni errore può essere cancellato o giustificato se si trova il colpevole giusto, e il bersaglio più facile rimane colui che siede dietro la cattedra, spogliato ormai di ogni scudo istituzionale. La scuola, da palestra di vita e di democrazia, si sta trasformando in un tribunale dei reclami dove i genitori si presentano non per ascoltare, ma per imporre una verità prefabbricata che non ammette repliche. È il trionfo della post-verità applicata alla pedagogia: non conta ciò che è accaduto in classe, ma come viene percepito e rivendicato dalla lobby familiare, pronta a scatenare tempeste mediatiche per una nota sul registro o per un voto che non corrisponde alle ambizioni di successo sociale della stirpe.
Con l’assoluzione urbi et orbi, soprattutto orbi, dall’abuso di Instagram e Facebook, si restringe sempre più la sfera dei comportamenti scolastici attribuibili ai figli. Se tirano uno schiaffo al prof, la colpa è del prof che non ha saputo incutere nella scolaresca il dovuto rispetto. Se gli rubano il registro, la colpa è del prof che lo ha lasciato in vista: una sorta di istigazione a delinquere. Ma anche se gli mettono una mano di vernice sulla sedia e lui/lei ci spalma i pantaloni o la gonna sopra, la colpa è del prof che non ha controllato prima di sedersi. E se gli fratturano il malleolo con una mazza da baseball? Che domande: la colpa è del prof, anzi della scuola intera, che ha permesso a un oggetto contundente di circolare indisturbato per i corridoi. Se poi un angioletto di mamma e papà prende due in tutte le materie, la colpa è ovviamente e unicamente del prof che non ha saputo stimolare l’allievo e interessarlo alle lezioni. In realtà ci sarebbe una colpa che non si può dare ai figli (e tantomeno al prof): di avere dei genitori così.
Questa abdicazione del ruolo educativo paterno e materno sta producendo ferite che non si rimarginano con un semplice ricorso al Tar. Stiamo togliendo ai nostri figli il diritto di diventare adulti, ovvero il diritto di fare i conti con la propria inadeguatezza e di scoprire, attraverso il dolore di un insuccesso, la forza per rialzarsi. Se la colpa è sempre degli altri, il giovane non svilupperà mai quella resilienza necessaria per navigare nell’oceano aperto di una vita che non fa sconti. La dignità di un uomo si misura anche dalla sua capacità di dire sì, sono stato io, ammettendo lo sbaglio davanti al tribunale della propria coscienza. Ma come possono imparare la sincerità se vedono i propri genitori mentire, sbraitare e minacciare pur di coprire una bravata o una pigrizia intellettuale? La scuola sta diventando un deserto di valori perché abbiamo deciso di sacrificare la verità sull’altare della pace domestica e del consenso facile. Se non torneremo a dare fiducia agli insegnanti, riconoscendo loro la sovranità nel campo della conoscenza e della disciplina, condanneremo l’intera società a un’infantilizzazione permanente, dove il rumore degli slogan e la violenza dei gesti sostituiranno finalmente la luce della ragione e il calore di una vera, umana compassione per i limiti altrui e propri.
In conclusione, la sfida che Gramellini ci pone è quella di una radicale metanoia del nostro modo di intendere l’essere genitori nel ventunesimo secolo. Dobbiamo smettere di essere gli avvocati difensori d’ufficio dei nostri figli per tornare a essere le loro bussole morali. La scuola non deve essere un’azienda che sforna prodotti o che asseconda le esigenze del mercato, ma deve restare quel luogo sacro e profano in cui si impara che la libertà è inseparabile dalla responsabilità. Se non sapremo ricostruire il rispetto per il merito e per la fatica, la nostra Repubblica rimarrà un guscio vuoto abitato da cittadini fragili e manipolabili, pronti a seguire il primo pifferaio magico capace di solleticare il loro orgoglio ferito. La liberazione dell’uomo passa per la capacità di accettare il limite. Solo quando i genitori torneranno a dire ai propri figli che un due in latino non è una tragedia nazionale, ma un invito a studiare di più, allora potremo sperare di aver salvato non solo la scuola, ma la dignità di un intero paese che ha smarrito il senso del proprio cammino educativo e spirituale, restando prigioniero di un’ipocrisia che chiama amore quello che è soltanto un egoismo riflesso e una terribile paura del futuro.
Il Buongiorno
Genitori e figli
Pubblicato in Italia: Maggio 2017
Pinterest • Giorgio de Chirico •
Questo capitolo saggistico contemporaneo illustra la fiera resistenza della scuola contro l'oppressiva deriva dei simulacri della lobby familiare. La lucida storia esige il rifiuto viscerale dell'abdicazione educativa per ripristinare la resilienza morale vera, sconfiggendo l'utilitarismo sterile per edificare una nuova, sovrana e indomita coscienza democratica per sconfiggere la permanente miseria ed evitare l'oppressione sociale diffusa e sterile, per liberare lo spirito umano sofferente dal terrore dogmatico assoluto e permanente della finta società materialistica monopolistica ed egoistica odierna.
La trappola della conoscenza parziale ⋯
Si esilia chi non ha conosciuto che un lato della medaglia e porta i suoi errori più in là di dove li ha appresi, ma chi ha attraversato tutto il tunnel scoprendo che entrambi gli estremi sono bui rimane prigioniero, appiccicato come una mosca alla striscia coperta di miele.
Luis Sepúlveda Patagonia express
Narrativa latinoamericana contemporanea, Narrativa di viaggio, Romanzo
Collettivizzazioni e limiti del salario e del mercato ⋯
Le collettivizzazioni anarchiche, sebbene animate da un grande spirito di libertà e cooperazione, hanno spesso dovuto operare all'interno dei limiti imposti dalla guerra e dalla sopravvivenza economica, non riuscendo a trascendere completamente la logica del salario e del mercato.
Gaston Leval La guerra civile in spagna
Politica, saggio
L'impossibilità di possedere l'altrui essenza ⋯
L'invidia è l'impossibilità di cogliere il vissuto altrui, che poi, è il solo e unico modo per farlo proprio; un circolo senza fine, poiché, anche togliendo effettivamente all'altro ciò che lo fa brillare ed estasiare, non se ne potrà mai coglierne l'essenza e carpire, ciò che non è la realtà dell'oggetto in sé per sé, ma la realtà individuale e unica dell'invidiato… invidiato invano.
Anna Maria Tocchetto
Psicologia, Aforisma
Oltrepassare i confini dell'esperienza ⋯
La ragione pura è la facoltà che ci permette di trascendere i limiti del sensibile
Immanuel Kant Critica della ragion pura
Filosofia, Gnoseologia, Idealismo tedesco
La leggerezza nel portare le proprie catene ⋯
Libertà è trascinare le proprie catene con leggerezza.
Guido Rojetti
Aforisma, Riflessione esistenziale, Paradosso
Lobby familiare: Questo concetto sociologico definisce la coalizione protettiva dei genitori volta a difendere l’angioletto di casa da ogni minima e feconda critica scolastica sconfiggendo la dignità dello spirito critico e sottomesso al perbenismo odierno protettivo.
Resilienza: Questo concetto psicologico definisce la capacità essenziale dell’individuo sottomesso di affrontare il duro fallimento traendone la forza necessaria per rialzarsi sconfiggendo la permanente miseria spirituale e sterile della debolezza morale diffusa.
Sovranità: Questo termine politico definisce la suprema autorevolezza e l’autonomia che la scuola pubblica deve possedere per guidare i giovani alla conoscenza e disciplina sconfiggendo la finta autorità del perbenismo familiare protettivo odierno sterile.
I no che aiutano a crescere di Asha Phillips
Questo celebre saggio pedagogico fondamentale esamina approfonditamente la grande importanza educativa del rifiuto consapevole e delle regole rigorose nella complessa formazione psicologica infantile, spiegando brillantemente che i giusti limiti strutturali aiutano a irrobustire il carattere dei fanciulli. L’opera teorica dimostra ampiamente che proteggere eccessivamente i figli dalle frustrazioni quotidiane produce solo insicurezza esistenziale sterile per sconfiggere la debolezza morale e garantire l’emancipazione.
L’epoca delle passioni tristi di Miguel Benasayag
Questo importante trattato sociologico classico analizza il senso diffuso di profonda impotenza e di tristezza che attraversa la società contemporanea, investendo inesorabilmente i rapporti educativi tra genitori e figli. L’opera clinica dimostra che l’attuale e grave crisi culturale ed economica distrugge la speranza collettiva nel futuro, spingendo le nuove generazioni verso una rassegnazione sterile ed evitare l’ingiustizia sociale permanente della modernità.
Lettere a un adolescente di Vittorino Andreoli
Questo fiero saggio epistolare commovente esamina le dinamiche relazionali complesse della giovinezza contemporanea, affrontando la solitudine profonda e le ferite emotive provocate dal totale distacco comunicativo dei genitori moderni sottomessi alla tecnica. Il testo esorta a ritrovare il dialogo sincero e l’ascolto attento per sconfiggere la fragilità esistenziale delle nuove menti per edificare una nuova coscienza morale ed evitare la miseria sterile.
Premesse: Il salotto domestico è diventato uno studio televisivo improntato al narcisismo, dove l’educazione emotiva ed etica è subordinata alla ricerca del consenso immediato (il like) e all’evaporazione del no.
Argomentazioni di supporto: 1. L’alleanza perversa tra genitori e figli contro l’istituzione scolastica trasforma la scuola in un tribunale dei reclami gestito da una lobby familiare; 2. La cultura dell’alibi permanente deresponsabilizza l’allievo, rovesciando sistematicamente la colpa di ogni fallimento, infrazione o violenza sull’insegnante; 3. L’abdicazione del ruolo normativo paterno e materno impedisce lo sviluppo della resilienza psicologica e dell’onestà intellettuale.
Conclusioni: È urgente operare una profonda metanoia del ruolo genitoriale, restituendo agli insegnanti la loro legittima sovranità ed educando i figli all’accettazione del limite e della responsabilità, unici presupposti per una vera liberazione e maturità civile.
L’incipit introduce la cornice sociologica del narcisismo digitale all’interno della famiglia contemporanea.
Il secondo paragrafo esegue una transizione istituzionale, spostando l’analisi dalla sfera domestica a quella scolastica e descrivendo la nascita della “post-verità pedagogica”.
Il terzo paragrafo introduce un registro iperbolico e satirico, elencando casi paradossali di violenza e indisciplina per esplicitare l’assurdità della deresponsabilizzazione dei ragazzi.
Il flusso converge infine su un’esortazione etico-politica che unisce il destino della scuola a quello dell’architettura democratica della Repubblica, offrendo una via d’uscita pedagogica.
- La famiglia-studio televisivo e la generazione di cristallo: La scomparsa del no pedagogico e la sostituzione delle regole con l’approvazione digitale.
- La scuola come tribunale dei reclami: La nascita della lobby familiare e l’attacco frontale all’autorità dell’insegnante in nome del successo sociale.
- La fenomenologia dell’alibi (La satira del prof colpevole): L’elenco ironico e graffiante dei paradossi in cui la colpa dei comportamenti devianti dei figli viene sistematicamente attribuita al docente.
- La richiesta di metanoia e il recupero del limite: L’appello finale alla resilienza, alla sovranità della conoscenza e al nesso inscindibile tra libertà e responsabilità.
Il salotto trasformato in “studio televisivo” e lo smartphone come “teatro” esplicitano la mutazione dell’agire educativo in esibizione spettacolare: il figlio non viene educato, ma “esposto” come feticcio del successo dei genitori.
Il termine “angioletto” viene usato in chiave ironica e demistificatoria per indicare la sacralizzazione laica e cieca dell’infanzia.
Il significato implicito del testo evidenzia come l’iperprotezione dei genitori non sia dettata da autentico amore filiale, ma da un prolungamento dell’ego parentale (“egoismo riflesso”) che teme il fallimento del figlio in quanto fallimento del proprio investimento narcisistico.
L’uso del lessico politico-economico applicato alla famiglia (lobby familiare, tribunale dei reclami, avvocati difensori d’ufficio) evidenzia la mercificazione e la sindacalizzazione dei rapporti affettivi.
Le parole evidenziate (no, lobby familiare, resilienza, dignità, sovranità, metanoia, liberazione) tracciano una precisa traiettoria ideale: la riconquista della maturità civile passa attraverso l’ascesi del limite e il ripristino delle gerarchie educative legittime.
- La privatizzazione del Vero e la Post-pedagogia: Il crollo dell’oggettività dei fatti scolastici a favore della percezione narcisistica ed emotiva del nucleo familiare.
- Il diritto al fallimento e al dolore: L’importanza formativa della frustrazione e dell’insuccesso (il voto basso) come tappe fondamentali per l’emancipazione dall’infanzia.
- La crisi del patto generazionale e civico: La rottura dell’alleanza storica tra famiglia e scuola, che trasforma lo spazio pubblico dell’aula in un campo di battaglia corporativo.
Inoltre, si dà per scontato che l’istituzione scolastica odierna e i suoi docenti siano sempre esenti da derive burocratiche, incapacità relazionali o errori di valutazione, riducendo ogni possibile critica genitoriale a un mero capriccio narcisistico o a una difesa di ufficio aprioristica.
Tuttavia, nel terzo paragrafo, l’autore ricorre alla fallacia del fantoccio (straw man) e all’iperbole spinta (l’aggressione con la mazza da baseball o la vernice sulla sedia), estremizzando i comportamenti aberranti di una minoranza per generalizzarli e definire l’intera categoria dei genitori contemporanei.
La tesi acquista solidità quando analizza l’effetto psicologico della rimozione della colpa sulla crescita dell’individuo (la mancanza di resilienza).
Fndamenta le sue radici psicologiche e filosofiche nella critica alla “società dello spettacolo” di Guy Debord e nelle analisi di Christopher Lasch sulla Cultura del narcisismo.
La descrizione della “generazione di cristallo” e della fragilità giovanile dialoga da vicino con le riflessioni sociologiche e psicologiche contemporanee (come quelle di Umberto Galimberti sull’ospite inquietante del nichilismo o di Massimo Recalcati sul complesso di Telemaco e l’evaporazione del padre).
1. “Stiamo costruendo una generazione di cristallo, bellissima da guardare ma incapace di reggere il peso di un fallimento o di una critica costruttiva.”
2. “La scuola non deve essere un’azienda che sforna prodotti o che asseconda le esigenze del mercato, ma deve restare quel luogo sacro e profano in cui si impara che la libertà è inseparabile dalla responsabilità.”
Glossario dei termini significativi:
- Lobby familiare: Il nucleo parentale moderno quando si coalizza in modo corporativo e privatistico per difendere acriticamente i propri membri, aggredendo le istituzioni pubbliche e rifiutando mediazioni esterne.
- Resilienza: La capacità psicologica di un individuo di fare fronte in maniera positiva a eventi traumatici, fallimenti o frustrazioni, riorganizzando la propria vita senza alienare la propria responsabilità.
- Metanoia: Un profondo e radicale mutamento di pensiero, di mentalità e di orientamento etico-esistenziale; una conversione della coscienza rispetto a un habitus precedente.



















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