George Redhawk

Sono nato il 30 ottobre 1947, all’imbrunire, brandello di carne rigettato con furia da un altro corpo, concepito nove mesi prima da un soldato reduce dalla più grande guerra mai combattuta su questo pianeta e da sei anni di campo di concentramento, e da una domestica non più giovane, sventrata al momento del parto dalla mia grossa testa infelice. Sono morto il 30 ottobre 2010, nel cuore della notte, investito da una macchina mentre camminavo per strada succhiando un tronchetto di liquirizia e fantasticavo. Finora solo qualche grande poeta antico ci aveva raccontato la discesa di eroi vivi nel regno dei morti, o aveva preteso di essere andato di persona, da vivo, nell’aldilà e di esserne poi ritornato. Io sono il primo che vi racconta, da morto, quello che succede nel regno dei morti. Si sente dire spesso, tra i vivi, che nessuno ci ha mai raccontato davvero quello che c’è dopo. Bene, adesso qualcuno c’è. Che cosa vedono i vostri occhi quando uno muore? Quello che vedono è la decomposizione dei corpi, l’autodigestione delle cellule che non controllano più gli enzimi, il liquido che esce dalla struttura delle cellule divorate, la desquamazione, lo sguantamento, le mosche vomitorie che mangiano il grasso sottocutaneo, i batteri che si ingozzano delle scolature che escono dalle cellule massacrate, i corpi che si gonfiano, le labbra e la lingua che si gonfiano per i gas di scarico dei microrganismi che banchettano e cagano dentro le carcasse espugnate, gli occhi che si seccano, la disintegrazione degli apparati digerenti e respiratori gremiti di colonie di batteri in esplosione demografica per l’enorme quantità di cibo a disposizione, la schiuma del cervello trangugiata passando attraverso il palato demolito, i muscoli divorati fibra dopo fibra dagli scarafaggi carnivori, i corpi che collassano su se stessi, si autoinghiottono, franano. Questo è ciò che vi sbattono in faccia i vostri occhi, è ciò che i vostri occhi vedono dall’interno della stessa visione consustanziata dei corpi che si stanno disattivando. Questo siete voi da morti, sono i vivi da morti, non i morti.

Crediti
 • Antonio Moresco •
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